Category Ristrutturazione

Il mio monolocale su <>

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Lo pensi, lo progetti, lo realizzi, ogni centimetro non ha nessun segreto per te, perché su ogni centimetro hai riflettuto. Tuttavia, quando lo vedi stampato su una rivista, con le foto sapienti di Cristina Fiorentini, diventa una sorpresa, ti compiaci, sei grafiticata.

E’ quello che mi succede ogni volta, una soddisfazione che si aggiunge a quella di aver lavorato bene, di aver vinto la sfida coi metri quadri guadagnando funzionalità, spazi vivibili e armonia a dispetto dei piccoli spazi.

Anche questa casa ha già trovato il suo nuovo proprietario, l’effervescenza della giovinezza, delle speranze, dei progetti futuri. Ancora una volta è arrivata la persona per la quale l’avevo immaginata, della quale mi ero prefigurata l’immagine, l’espressione di meraviglia all’ingresso, il desiderio di abitare quel nido, la gioia di realizzare quel desiderio.

E questo, come ogni volta, è stato l’aspetto più emozionante dell’esperienza di entrare in case dimesse e trasformarle in spazi armoniosi.

La dichiarazione ENEA questa sconosciuta

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Ma a chi mai sarà venuta in mente? Quale sarebbe l’utilità e il fine? Dove è andato a scuola chi l’ha pensata? Ne uscirò vivo?  Queste  domande rimbalzano nella testa del malcapitato che dovrà chiedere le detrazioni fiscali per ristrutturazione edilizia e il bonus mobili nella dichiarazione dei redditi per il 2018.

Ma andiamo con ordine.

Fino all’anno scorso la dichiarazione Enea, che non è il nome del protagonista del poema di Virgilio, ma la sigla della Agenzia nazionale per le nuove tecnologie, l’energia e lo sviluppo economico sostenibile, andava presentata dai contribuenti che intendevano chiedere le detrazioni per avere apportato nei loro immobili miglioramenti dal punto di vista delle prestazioni energetiche. Per esempio, la performance energetica di una casa poteva essere migliorata con la sostituzione degli infissi o con impianto di climatizzazione ad alta efficienza energetica. 

Nel caso di ristrutturazione edilizia o manutenzione straordinaria, questi interventi potevano ( e tutt’ora possono) rientrare nei lavori edili per i quali sono previste detrazioni fiscali. Se si faceva questa scelta, cioè includere interventi che comportano miglioramento energetico nel complesso dei lavori edili, la dichiarazione ENEA non era obbligatoria.

Dalla dichiarazione 2018, con buona pace della semplificazione, l’Agenzia delle entrate richiede due diversi tipi di Dichiarazione ENEA: 

1- sostanzialmente uguale a quella già esistente per interventi che riguardano i miglioramenti dal punto di vista del fabbisogno energetico;

2- per tutte le apparecchiature che incidono sull’efficienza energetica e che si vogliono includere nelle spese per ristrutturazione edilizia ammesse alle detrazioni fiscali. Senza quest’altro tipo di dichiarazione le detrazioni non sono ammissibili: in poche parole si perdono.

In soldoni: tutti coloro che hanno presentato una CILA nel 2018 per manutenzione straordinaria della propria casa, hanno cambiato gli infissi esterni, comprato elettrodomestici, installato climatizzatori e caldaie, anche se chiedono le detrazioni relativamente a quei lavori e non per la riqualificazione energetica ( di cui al punto 1), sono tenuti a dichiarare tutti gli oggetti, con le loro caratteristiche.

Ora mi chiedo: se per avere le detrazioni bisogna necessariamente comprare elettrodomestici in classe A e A+ , allegare le fatture e tenerle 10 anni per i controlli, che necessità c’è di aggiungere una seconda dichiarazione da compilare on line e allegare alla dichiarazione dei redditi?

Non parliamo poi dei climatizzatori. La gente comune ( e mi consta neppure alcuni rivenditori qualificati)  cosa ne sa di compressione elettrica di vapore?  E di valori della trasmittanza termica?

Noi gente comune, secondo chi ha emanato questa norma, dovremmo saperlo o dovrebbe saperlo il nostro commercialista che si sa avrà una laurea in economia e non di certo in termodinamica.

A chi dovremo rivolgerci e, soprattutto, quanto ci costerà?

Forse è legittimo il dubbio che si vuole scoraggiare a chiedere le detrazioni o costringerci, come il povero Enea di Virgilio a una missione impossibile.

Ma non desistiamo! A tutto c’è una soluzione.

La casetta triste e la bimba dai capelli rossi

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Non riuscivo a trovare la strada, una viuzza, dalle parti di Porta Romana. Finalmente, apparve un palazzetto, i battenti d’ottone e la palladiana dell’ingresso lucida da sembrare bagnata. Uno scocciato agente immobiliare mi condusse al piano: nessuna notazione (gli euro della percentuale negli occhi) sulla grande magnolia del cortile, né sul delizioso ascensore decò odoroso di legno appena lucidato, ammiccante coi decori dorati. Rannicchiata dietro il portoncino segnato dal tempo, stava la casetta triste, vergognosa dei tramezzi ingombranti, orridi come una cicatrice sul volto, delle finestre sghimbesce e del parquet gonfio e traballante. L’inquilino l’aveva mollata di malavoglia, la proprietaria venditrice l’aveva ripudiata, e lei, poverina, quasi si nascondeva e mostrava ben visibile solo il grande terrazzo sul quale si puntavano, a turbare il suo pudore, gli occhi indiscreti dei condomini.

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Monolocale?

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Un giardinetto all’ingresso con le ortensie generose fiorite, l’ingresso del palazzo lucido lucido e, all’ultimo piano, scintillante di luce un appartamentino triste, con la cucinetta scura e una stanzetta sovraccarica di mobilio d’altri tempi. Ho pensato che meritava di meglio con quell’affaccio sulle montagne e sui grattacieli, sul vecchio, sul nuovo e sul nuovissimo. E allora spazio all’immaginazione e ai lavori per farne una casetta luminosa e accogliente, piccola ma confortevole e non farle mancare nulla, ogni cosa al suo posto, uno spazio articolato e funzionale, un angolo per ogni momento della giornata.

La cucina in un cubo multifunzionale che include tutto: cottura, forno, frigo, lavastoviglie

Un tavoletto con le sue sedie trasparenti che si staglia contro la parete rivestita con una carta da parati materica e leggera, nei colori del cielo

Un divano comodo per rilassarsi, leggere o conversare con gli amici

L’armadio articolato, capiente ma leggero, con la trama del lino e uno spazio per tutto

La cameretta come un alcova, delimitata dalle pareti un osb, con grandi oblo come su una nave, il letto invitante che occhieggia alla finestra sui tetti

Il bagno è uno spazio perlaceo, rilassante, luminoso

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Sorride la casetta messa a nuovo e aspetta chi la vivrà e l’amerà. E’ a Milano, nella Dergano in mutamento. Potete conoscerla: settemurieuntetto@gmail.com

La casa che è venuta: l’arredamento

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Design, design, design.. Come si fa ad arredare una casa, per quanto piccola, con mobili di qualità e concedendosi anche qualche pezzo-icona senza spendere un patrimonio? Budget totale 13.000 euro e bisognava farci entrare anche gli elettrodomestici della cucina.

Le esigenze espresse erano precise. Angolo studio attrezzato, cucina chiara ed elegante, armadio all’ingresso come appenderia, tavolo da pranzo leggero, vista la vicinanza alla scrivania che non poteva essere di piccole dimensioni, divano letto comodo per i genitori che vanno spesso a trovare la giovane proprietaria, letto tessile, una zona dedicata al trucco in camera.

Lungo la parete più esterna del soggiorno si trovano la controporta d’ingresso e la finestra. La controporta si distanzia dalla parete perpendicolare circa 40 cm. Con  profondità 35 cm è stato montato lungo questa parete un armadio alto 2 m. e largo 1 m., attrezzato con appenderia e ripiano per le scarpe della serie Pax di Ikea. Addossato all’armadio un modulo da 63 cm. di larghezza della libreria Svalnas in bambù. Oltre alle mensole tradizionali, la libreria monta anche un modulo chiuso e una pratica mensola con scomparti svuotatasche che permette di riporre subito oltre alle chiavi, telefono e altri piccoli oggetti

Dal lato opposto sotto la finestra schermata da una tenda a rullo filtrante la scrivania-cult: Desk di Eames per Vitra, sulla quale è posta anche la toolbox giallo senape, sempre Vitra. La poltroncina regolabile è invece di Maison du Monde e la libreria sollevata oltre 90 cm dal pavimento per lasciare più spazio al passaggio è composta  altri due moduli della Svalnas Ikea, uno da 63 cm. e uno da 81. Il costo della importante scrivania è stato così bilanciato dalla convenienza degli altri pezzi senza impoverire l’insieme.

La cucina Composit con elettrodomestici Beko ( piano cottura a induzione, Frigorifero, congelatore a 3 cassetti, forno multifunzione e lavastoglie x 8 coperti), ha una finitura cemento color calce, i pensili alti, il piano e il frontale dello stesso materiale in grigio. La continuità tra piano e frontale amplifica l’effetto del colore chiaro e conferisce maggiore profondità al piccolo ambiente, oltre a sottolineare il rigore della linea. La cappa Falmec è integrata nel pensile, il lavello a una vasca di circa 60 cm, è comodo ed è dotato di un rubinetto alto con doccetta estraibile. Un tocco di colore è dato dagli accessori: il portasapone Joseph, la ciotola per le capsule Guzzini, la macchina per il caffè turchese, i contenitori per il sale e lo zucchero in coccio blu.

 

La colonna del frigorifero-congelatore è rivolta verso la cucina ed è rifinita lateralmente e sul lato posteriore con gli stessi pannelli della base e dei pensili, in questo modo fa anche da divisorio rispetto alla parete attrezzata con TV e modem (nascosto insieme alle prese e ai fili nel mobile a ribalta). A richiamare la fascia oro della parete e la toolbox, lo sgabello Bubu pouf di Starch per Kartell, che è anche un pratico contenitore.

Di fronte alla tv il divano letto carta da zucchero, rivestito in tessuto idrorepellente e lavabile in lavatrice. Sul divano un pannello bianco attende la collezione di cartoline della proprietaria. Un piccolo piano d’appoggio è garantito dal tavolinetto Temahome acquistato da Lovethesign.

Il tavolo Infinity in cristallo con il piede importante in acciaio cromato e le sedie sono Midj

In camera il letto tessile è Ikea e i comodimi di Maison du Monde

A tutta parete e altezza, con ante in finitura tessuto bianco calce, tranne una in tortora dello stesso solore del tessuto del letto, l’armadio è Nardi.

E nella nicchia, l’angolo per il trucco richiesto. Mensola con la stessa finitura interna dell’armadio, un altro bubu pouf stavolta grigio, specchio da tavolo e lampada Ikea.

Budget rispettato.

La prossima volta vi mostrerò l’illuminazione

 

 

 

La casa che è venuta: le scelte

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Gusti, esigenze, preferenze e soprattutto il budget. E’ pericoloso cominciare qualunque tipo di intervento, soprattutto se si tratta di una ristrutturazione integrale senza una previsione realistica dei costi e scelte consapevoli e prudenti.

Ci sono cose sulle quali non si può risparmiare. Si può scegliere di farle o non farle, non di farle male: strutture e impianti.

In questo caso il consolidamento delle pareti portanti e il rifacimento del massetto hanno avuto il loro peso, come gli impianti a norma. Una scelta fondamentale è stata quella di usare una sola fornitura energetica, cioè l’elettricità per tutti gli usi: cucina, acqua sanitaria, riscaldamento, raffrescamento.  Il costo, se si considera che parliamo di un bilocale non è stato modico (circa 6000 euro), ma se si conta che non è stato eseguito l’impianto per i termosifoni e non è stata acquistata la caldaia, che in ogni caso si sarebbero dovuti acquistare e installare anche i condizionatori, non è stato di molto superiore a quello degli impianti tradizionali ed è di gran lunga più sicuro. penderete che sia necessario un contratto oneroso per l’elettricità. E invece no: con un contratto da 5 KW il costo a kwh è uguale al un normale contratto da 3 KW  e il canone mensile solo 5 euro in più. Inoltre non pagate il canone del gas.

In sostanza si è installata una macchina con un motore esterno e uno interno che realizza il condizionamento di tutti gli ambienti e il ricircolo d’aria attraverso prese d’aria e bocchette. Il sistema è ad alto risparmio energetico, silenziosissimo e molto efficiente.

Poichè l’appartamentino si trova all’ultimo piano il controsoffitto è stato usato, oltre che per il passaggio dei tubi del condizionamento, anche per coibentare il solaio con pannelli di polistirene.

Gli infissi sono in pvc a 5 camere. La spesa iniziale sarà ripagata dai bassi consumi. Il parquet, del quale vi ho parlato in un articolo precedente è stato fornito dalla ditta che ha curato la ristrutturazione, mentre piastrelle e sanitari per il bagno sono stati scelti e acquistati dalla proprietaria.

E qui si può risparmiare senza nulla cedere alla qualità e al gusto.

Per esempio per la doccia spaziosa sono state acquistate le piastrelle colorate della serie <<I gattipardi>> di 14oraitaliana, che non sono propriamente a buon mercato ma neanche costosissime da togliere il respiro. Utilizzando piastrelle della stessa ditta in tinta unita per i laterali e di grandi dimensioni per le altre pareti si risparmia di circa il 50% rispetto ai disegni.

Se non si pretende di avere il piatto doccia in resina della stessa tonalità identica del bianco delle pareti e ci si accontenta di una somiglianza gradevole ( differenza impercettibile se si guarda nell’insieme) si passa da un costo di circa 1000 euro a 300 circa. La stessa cosa vale per il box e per i sanitari. Se si programma l’operazione per tempo e si sanno attendere le offerte si possono acquistare prodotti di qualità a metà prezzo. Così è stato anche per la rubinetteria Jacuzzi. Per le piastrelel sono stati spesi circa 700 euro, per i sanitari, il piatto doccia 70 x 140, il lavabo d’appoggio, il box e la rubinetteria inclusa la colonna circa 1000 euro.

Il mobile per il lavabo, lo specchio e la luce relativa sono stati acquistati da Ikea.

Le porte sono Eclisse serie Syntesi, scorrevoli filomuro dipinte dello stesso colore e finitura del muro, circa 700 euro l’una inclusi cassoni e maniglie. Per le ante a specchio che nascondono la lavanderia e il ripostiglio  si è fatto ricorso ai moduli degli armadi Pax Ikea, 200 euro in tutto.

Con un po’ di attenzione e di esperienza non è necessario rinunciare alla qualità o sacrificare l’aspetto estetico per risparmiare.

Nel prossimo articolo la scelta dei mobili. Intanto se avete altre curiosità scrivete pure nei commenti.

 

La casa che è venuta

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Una settimana intera, anche un po’ di più. Tutto un correre di fattorini, mobilieri, corrieri, montatori, imbianchini per gli ultimi ritocchi.

La finestrella assolata è fiorita, la giovane proprietaria si è rapidamente trasferita ed ecco che la casa che verrà ha preso vita.

Entriamo insieme dal portoncino grigio Milano che si affaccia sul ballatoio, apriamo la controporta bianca e la casa ci accoglie

La parete di fondo del soggiorno fa da quinta e definisce uno spazio delimitato da pareti totalmente bianche.

 

A fianco della porta di ingresso un comodo guardaroba a due ante ( serie Pax di Ikea con laccatura opaca e un modulo libreria in bambù ( sempre Ikea serie Svalnas) consentono subito di riporre borse, soprabiti e scarpe e cianfrusaglie nella mensola svuota tasche.

Dal lato opposto, nell’angolo creato tra la parete con la finestra e quella che divide dalla cucina un angolo studio

Il pezzo forte è la scrivania Desk disegnata da Eames per Vitra. La zona studio è attrezzata per rispondere alle esigenze della proprietaria

La piccola cucina si ritrae in una nicchia

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Il tavolo rotondo in cristallo ci auguriamo che accolga spesso amici

L’angolo relax si colora di azzurro carta da zucchero

Attraversando il disimpegno incontriamo il bagno tutto bianco con la parete i fondo coloratissima, la lavanderia attrezzata e un piccolo ripostiglio

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

E infine la camera esposta su un giardino interno e anch’essa luminosissima

Nel prossimo articolo vi scriverò delle scelte e descriverò i particolari.

Nel frattempo ditemi se vi piace e se avete domande scrivete pure

 

 

 

La casa che verrà

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L’ho vista alla fine dell’anno scorso. Due stanzette all’ultimo piano di un giallo palazzetto di ringhiera con un cortile piccolo e ordinato, balconiere alle balaustre dei ballatoi e i panni stesi nella migliore tradizione.

Il pavimento ballava, sottili linee disegnavano il controsoffitto, il bagno piccolissimo improponibile: l’ennesima scommessa.

Quasi quattro mesi di lavori: il massetto è stato rifatto, la pianta ridisegnata, il soffitto coibentato, le nuove pareti costruite, quelle vecchie rasate.

È pronta. Da lunedì completiamo e cominciamo a montare i mobili.

Da lunedì comincio a raccontarla

 

 

Non c’è casa senza tradizione

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Pasqua è passata e si torna alle attività quotidiane. Ma colori e sapori della tradizione restano nell’anima della casa, probabilmente ci fanno ricordare ciò che vogliamo veramente, al di là delle tendenze, della moda, di ciò che fa trend. Naturalmente penso che le tendenze e le soluzioni stilistiche siano importanti per l’evoluzione, la bellezza e il confort delle case. Solo che casa è casa per quel che di noi lascia traccia.

 

Non chiamatelo cucinino

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Le cucine come spazio aperto verso il soggiorno sono  ormai frequentemente una scelta che esula dalla necessità imposta dagli spazi contenuti ed esprime una forma nuova di convivialità. Per questa ragione quando negli appartamenti più piccoli non c’è lo spazio per una cucina separata la questione non è più sentita come un grosso sacrificio. Piuttosto si tende ad esaltare lo spazio dedicato alla cucina, ma non sempre questa scelta si rivela funzionale. Se non si ha l’abitudine ( e la passione) di preparare manicaretti è solo inutile, oltre che dispendioso, progettare cucine che rubano spazio utile ad altro. Ma non usiamo, perpiacere, il diminutivo cucinino. Suona riduttivo e mortificante mentre anche in spazi piccolissimi è possibile realizzare cucine aggraziate e funzionali, e parlo per esperienza. Basta fare delle scelte di fondo e non solo estetiche. Partiamo, allora,  dalle funzioni necessarie, da ciò che non può assolutamente mancare: piano cottura, forno, frigo, lavabo e io aggiungo sempre la lavastoviglie perché lavare i piatti non è piacevole per nessuno. Ci vuole un minimo di piano d’appoggio e di spazio per la conservazione di stoviglie, utensili, provviste. Come superficie lineare abbiamo un minimo di 2 metri e 40 cm, con una profondità minima di 62 cm, e non sempre, in case piccole, abbiamo a disposizione  2 metri e 40 su un’unica parete. Ma le soluzioni possibili sono diverse.

Partiamo dalla disposizione su un’unica parete.    L’ambiente della foto è una stanza di  m.4,70 x 3,90 che doveva contenere anche il tavolo da pranzo e un divano letto. Per la cucina avevamo a disposizione  270 cm.

  Qui in sequenza abbiamo il frigo, una cassettiera da 45 cm, il piano cottura a induzione sul forno, la lavastoviglie da 45 cm e una base lavello da 60 cm. Per conservare i pensili e un comodo spazio sopra il frigorifero nascosto dall’unica anta alta. La cucina è Metod di Ikea  con finitura lucido crema e con piano in rovere massello. Lo spazio tra piano di lavoro e pensili è rivestito con alluminio spazzolato, pratico, facile da pulire e di bell’effetto.

 

 

 

 

Il tavolo da pranzo in rovere e allungabile è posto di fronte insieme alle quattro sedie in rovere e pvc di Maison du monde.

L’aspetto complessivo dell’ambiente è risultato risultato questo:

Che effetto fa la stessa cucina in assetto angolare e con un po’ di spazio in più?

In questo caso avevamo un angolo di  180 x 240cm. Ci sono solo due pensili ma lo spazio è compensato dall’angolo basso con attrezzatura estraibile, mentre il frigo è stato scelto a libera istallazione e sta nella parete di fronte.

Sempre Metod ad angolo in finitura grigio lucido e bianco:

 

 

 

 

 

 

 

 

 

In quest’altra minicasa il soggiorno ha una pianta ad L. Si decise di utilizzare per la cucina un angolo 180 x 125 cm. Uno spazio veramente esiguo, quasi un’impresa impossibile. Ma, creando una piccola penisola e usando un microonde multifunzioni inserito in un pensile, si ottenne una cucina completa e abbastanza comoda.

Una nicchia con la fortuna di una finestra sul lato più corto (solo 110 cm) e il lato parallelo di 165 cm., comunicante con il soggiorno lungo e stretto; budget limitato e desiderio di tutti i confort. Irrealizzabile? No, lavorare di fantasia ed ecco il risultato:

La colonna frigo nasconde la vista del lavello dal soggiorno;

doppio pensile a ribalta su lavabo e lavastoviglie. porta bottiglie nei 10 cm residui tra pensile e parete di fianco (giocare solo con i multipli di 30 e 40 non è semplice); sotto la finestra area cottura e cassettiera.

Per finire una nicchia di 167 cm. con profondità 62 cm.

Stavolta la cucina è Composit in laminato effetto cemento color tortora. Anche l’alzata tra base e pensili è dello stesso materiale a creare l’effetto monoblocco. Cottura e lavaggio stanno nella nicchia.

 

 

Piano cottua electrolux, forno Beko, lavastoviglie da 45 cm, vasca da 50 cm.

Nella parete perpendicolare, di fronte ad divano, mensole con spazio per la tv, frigo e dispensa mimetizzati in due contenitori alti. Costi un po’ meno minimalisti ma finiture ed effetto più sofisticati.

Per piacere, non chiamatelo cucinino!

 

 

Attenti ai sogni!

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I sogni sono la parte più impegnativa della vita. Sono desideri cristallizzati. Allenti l’attenzione, senti una mancanza alla completezza di un momento felice e fai l’errore di cercare un nome a questa sensazione, esprimi un desiderio ed è fatta: hai formulato un sogno. Da quel momento ne sei prigioniera. E’ così anche con il desiderio di una casa. Ed è così che è avvenuto una mite mattina di settembre tanti anni fa, sorseggiando un succo di frutta al tavolino di un bar a Firenze: “Oh come sarebbe bello avere qui una finestrella!”

Anche adesso che sto imparando a tenere a bada i desideri (perché a volte sono pericolosamente dispendiosi e gli effetti finiscono per rivelarsi deludenti), guardo ancora  gli abbaini in tutte le città che hanno case con le soffitte. Le soffitte sono il mondo poetico della poesia, del sacrificio compensato dalla bellezza. In Sicilia non ci sono soffitte ci sono solo tetti morti. Il tetto morto non ha finestre, non è il rifugio dei bambini e dei sognatori: è solo il regno dei topi e degli oggetti dismessi che non si ha il coraggio di chiamare rifiuti.

 

Fatto sta che quel desiderio divenne, anni dopo, realtà e io ebbi la mia finestrella a Firenze: in una casa-torre (ovviamente senza ascensore) due stanzette fatiscenti e una latrina, uno scorcio d’Arno e tanto lavoro da fare. L’agente immobiliare che mi aveva condotto a vederla me la sconsigliò, ma io avevo un sogno da realizzare e non volli sentire ragioni: doveva essere quella.

Il tetto cascava a pezzi e dovemmo sostituire le travi. La cosa più comoda sarebbe stato farle salire in casa dall’esterno, ma la stradina sulla quale si affacciava la finestra era più stretta della lunghezza delle travi. Bisognò demolire un pezzo di parete della scala, con buona pace del condominio, e poi, ovviamente riparare. Tutto il palazzo era sottoposto a vincolo storico e quindi bisognò chiedere anche l’autorizzazione della Soprintendenza, poi del Genio Civile per i calcoli statici. Il budget iniziale saltava e noi la prendevamo allegramente. La situazione alla fine era tragicomica ma il sogno fu realizzato.

Utilizzammo una pavimentazione di rovere, lasciammo le travi a vista e dipingemmo le pareti di bianco. Per arredare quelle due stanzette ricorremmo all’Ikea che nel lontano 2002 aveva appena aperto a Firenze.

Alcuni dei mobili che vedete nelle foto sono ancora prodotti come il tavolo SALMI, e il letto MALM, altri non si trovano più da molto tempo, ed è un peccato perché il mobile in noce che vedete in questa foto e il divano letto rosso erano davvero di buona qualità e  di buon impatto estetico.

Il risultato alla fine fu più che gradevole e ci passammo periodi molto felici.

Parecchi anni dopo questa casa non mi rispecchiava più né rispondeva alle mie esigenze ed è stata venduta: anche i sogni non sono per sempre. La ricordo con affetto, anche con un po’ di nostalgia e da questa casa ho imparato tante cose: valutare bene le difficoltà, mettere sul piatto della bilancia pregi e difetti,  stare attenti alle spese.

Ma anche che a tutti i problemi c’è una soluzione e che si può arredare con buon gusto anche senza spendere una fortuna.

Vi assicuro che ne ho fatto tesoro.

Sette muri e un tetto

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Mia nonna usava l’espressione <<sette muri e un tetto>> per definire una riparazione più complicata, lunga e difficile dell’intera realizzazione dell’oggetto stesso che si doveva riparare. L’espressione era comune nella sua piccola comunità, un paesino della provincia di Catania. Ho provato a ritrovare quest’espressione nei modi di dire siciliani, a conoscerne l’origine, ma non ne ho trovato traccia.Non mi resta che  provare a spiegarne il significato.

Una casa, stilizzando al massimo l’idea, è tracciata da quattro muri e un tetto: la casa a capanna che nell’immaginario collettivo rappresenta l’abitazione dell’uomo. Per sostenere un tetto ci vogliono quattro muri. Con otto muri  si fanno due case. Se per reggere il tetto di una casa andata in malora bisogna costruire sette muri vuol dire che riparare, <<ristrutturare>>, equivale quasi a costruire due case anziché una. La domanda sorge spontanea: vale la pena allora impiegare nella ristrutturazione risorse ed energie?

Certo che no se si hanno a disposizione un terreno edificabile, le autorizzazioni necessarie, risorse e tempi adeguati. E suppongo che queste non siano condizioni molto frequenti.

La maggior parte delle persone che cerca casa da acquistare può orientarsi esclusivamente verso un appartamento, soprattutto se lo desidera in zone centrali della città o comunque comode per gli spostamenti necessari della vita quotidiana. Le soluzioni possibili, quindi, sono due: comprare un appartamento ristrutturato o ristrutturarne uno. La prima è la scelta forse più diffusa perché può evitare molte seccature e far risparmiare tempo, spesso non precisamente quantificabile, delle ristrutturazioni, ma non è esente da rischi; la seconda è l’inizio di un’avventura. Io ne ho iniziato diverse che racconterò nei prossimi articoli

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