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Metamorfosi

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Com’erano prima le case che ho ristrutturato?

Bilocale con uno splendido terrazzo a livello.

Prima: soggiorno affacciato sul terrazzo. Pavimento in marmette e mobili laccati neri
Dopo: parquet in rovere naturale, carta da parati Inkiostro Bianco, tavolo in cristallo e sedie Calligaris. Tutto nei toni del greige con effetto leggerissimo
Prima: bagno anni ’70, stretto e lungo, vasca da bagno e piastrelle 20×20
Prima: sgabuzzini e corridoio
Dopo: redistribuzione degli spazi e creazione della camera
Prima: piccolissima cucina in un ridotto del soggiorno
Dopo: creazione di una nicchia per accogliere una cucina con tutte le funzionalità
Sempre un unico ambiente ma moderno e arioso
Per finire il terrazzo

Il mio monolocale su <>

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Lo pensi, lo progetti, lo realizzi, ogni centimetro non ha nessun segreto per te, perché su ogni centimetro hai riflettuto. Tuttavia, quando lo vedi stampato su una rivista, con le foto sapienti di Cristina Fiorentini, diventa una sorpresa, ti compiaci, sei grafiticata.

E’ quello che mi succede ogni volta, una soddisfazione che si aggiunge a quella di aver lavorato bene, di aver vinto la sfida coi metri quadri guadagnando funzionalità, spazi vivibili e armonia a dispetto dei piccoli spazi.

Anche questa casa ha già trovato il suo nuovo proprietario, l’effervescenza della giovinezza, delle speranze, dei progetti futuri. Ancora una volta è arrivata la persona per la quale l’avevo immaginata, della quale mi ero prefigurata l’immagine, l’espressione di meraviglia all’ingresso, il desiderio di abitare quel nido, la gioia di realizzare quel desiderio.

E questo, come ogni volta, è stato l’aspetto più emozionante dell’esperienza di entrare in case dimesse e trasformarle in spazi armoniosi.

La dichiarazione ENEA questa sconosciuta

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Ma a chi mai sarà venuta in mente? Quale sarebbe l’utilità e il fine? Dove è andato a scuola chi l’ha pensata? Ne uscirò vivo?  Queste  domande rimbalzano nella testa del malcapitato che dovrà chiedere le detrazioni fiscali per ristrutturazione edilizia e il bonus mobili nella dichiarazione dei redditi per il 2018.

Ma andiamo con ordine.

Fino all’anno scorso la dichiarazione Enea, che non è il nome del protagonista del poema di Virgilio, ma la sigla della Agenzia nazionale per le nuove tecnologie, l’energia e lo sviluppo economico sostenibile, andava presentata dai contribuenti che intendevano chiedere le detrazioni per avere apportato nei loro immobili miglioramenti dal punto di vista delle prestazioni energetiche. Per esempio, la performance energetica di una casa poteva essere migliorata con la sostituzione degli infissi o con impianto di climatizzazione ad alta efficienza energetica. 

Nel caso di ristrutturazione edilizia o manutenzione straordinaria, questi interventi potevano ( e tutt’ora possono) rientrare nei lavori edili per i quali sono previste detrazioni fiscali. Se si faceva questa scelta, cioè includere interventi che comportano miglioramento energetico nel complesso dei lavori edili, la dichiarazione ENEA non era obbligatoria.

Dalla dichiarazione 2018, con buona pace della semplificazione, l’Agenzia delle entrate richiede due diversi tipi di Dichiarazione ENEA: 

1- sostanzialmente uguale a quella già esistente per interventi che riguardano i miglioramenti dal punto di vista del fabbisogno energetico;

2- per tutte le apparecchiature che incidono sull’efficienza energetica e che si vogliono includere nelle spese per ristrutturazione edilizia ammesse alle detrazioni fiscali. Senza quest’altro tipo di dichiarazione le detrazioni non sono ammissibili: in poche parole si perdono.

In soldoni: tutti coloro che hanno presentato una CILA nel 2018 per manutenzione straordinaria della propria casa, hanno cambiato gli infissi esterni, comprato elettrodomestici, installato climatizzatori e caldaie, anche se chiedono le detrazioni relativamente a quei lavori e non per la riqualificazione energetica ( di cui al punto 1), sono tenuti a dichiarare tutti gli oggetti, con le loro caratteristiche.

Ora mi chiedo: se per avere le detrazioni bisogna necessariamente comprare elettrodomestici in classe A e A+ , allegare le fatture e tenerle 10 anni per i controlli, che necessità c’è di aggiungere una seconda dichiarazione da compilare on line e allegare alla dichiarazione dei redditi?

Non parliamo poi dei climatizzatori. La gente comune ( e mi consta neppure alcuni rivenditori qualificati)  cosa ne sa di compressione elettrica di vapore?  E di valori della trasmittanza termica?

Noi gente comune, secondo chi ha emanato questa norma, dovremmo saperlo o dovrebbe saperlo il nostro commercialista che si sa avrà una laurea in economia e non di certo in termodinamica.

A chi dovremo rivolgerci e, soprattutto, quanto ci costerà?

Forse è legittimo il dubbio che si vuole scoraggiare a chiedere le detrazioni o costringerci, come il povero Enea di Virgilio a una missione impossibile.

Ma non desistiamo! A tutto c’è una soluzione.

La casetta triste e la bimba dai capelli rossi

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Non riuscivo a trovare la strada, una viuzza, dalle parti di Porta Romana. Finalmente, apparve un palazzetto, i battenti d’ottone e la palladiana dell’ingresso lucida da sembrare bagnata. Uno scocciato agente immobiliare mi condusse al piano: nessuna notazione (gli euro della percentuale negli occhi) sulla grande magnolia del cortile, né sul delizioso ascensore decò odoroso di legno appena lucidato, ammiccante coi decori dorati. Rannicchiata dietro il portoncino segnato dal tempo, stava la casetta triste, vergognosa dei tramezzi ingombranti, orridi come una cicatrice sul volto, delle finestre sghimbesce e del parquet gonfio e traballante. L’inquilino l’aveva mollata di malavoglia, la proprietaria venditrice l’aveva ripudiata, e lei, poverina, quasi si nascondeva e mostrava ben visibile solo il grande terrazzo sul quale si puntavano, a turbare il suo pudore, gli occhi indiscreti dei condomini.

Maggiori informazioni

Monolocale?

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Un giardinetto all’ingresso con le ortensie generose fiorite, l’ingresso del palazzo lucido lucido e, all’ultimo piano, scintillante di luce un appartamentino triste, con la cucinetta scura e una stanzetta sovraccarica di mobilio d’altri tempi. Ho pensato che meritava di meglio con quell’affaccio sulle montagne e sui grattacieli, sul vecchio, sul nuovo e sul nuovissimo. E allora spazio all’immaginazione e ai lavori per farne una casetta luminosa e accogliente, piccola ma confortevole e non farle mancare nulla, ogni cosa al suo posto, uno spazio articolato e funzionale, un angolo per ogni momento della giornata.

La cucina in un cubo multifunzionale che include tutto: cottura, forno, frigo, lavastoviglie

Un tavoletto con le sue sedie trasparenti che si staglia contro la parete rivestita con una carta da parati materica e leggera, nei colori del cielo

Un divano comodo per rilassarsi, leggere o conversare con gli amici

L’armadio articolato, capiente ma leggero, con la trama del lino e uno spazio per tutto

La cameretta come un alcova, delimitata dalle pareti un osb, con grandi oblo come su una nave, il letto invitante che occhieggia alla finestra sui tetti

Il bagno è uno spazio perlaceo, rilassante, luminoso

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Sorride la casetta messa a nuovo e aspetta chi la vivrà e l’amerà. E’ a Milano, nella Dergano in mutamento. Potete conoscerla: settemurieuntetto@gmail.com

Il posto dei libri

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Alte e basse, da parete e da terra, iconiche o modulari non se ne può fare a meno. Un po’ di libri li abbiamo tutti, e c’è chi ne ha moltissimi. La mia biblioteca, per esempio, sfiora i 5000 volumi. Non sempre, però, possiamo permetterci una stanza indipendente riservata allo studio, meno che mai una biblioteca da castello di La Bella e la Bestia.

Ma i libri, in un modo o nell’altro fanno parte della nostra vita, lasciamo che invadano ( ordinatamente) la nostra casa perché, come diceva il buon Cicerone, una stanza senza libri è una stanza senz’anima.

Le soluzioni possibili sono moltissime e per tutti i gusti.

Si può usare il diffusissimo ed economico modulo Billy, ormai declinato in varie finiture, anche con ante per comporre pareti con vari usi. Con i moduli top di può arrivare a 240 cm di altezza, mentre per le larghezze si può scegliere tra 40, 60 e 80 cm. Ha un solo vero vincolo: la mensola centrale fissa, mentre le altre possono essere poste all’altezza che si desidera e così adattarle ai libri.

In questo caso 4 moduli Billy da 40 cm.  sono stati usati nella camera di una ragazza per accogliere con varie altezze, libri, quaderni, album, oggetti. Le diverse altezze e la disposizione dei libri in verticale e in orizzontale rendono dei moduli assolutamente neutri molto personali.

Con un budget più alto ma non stratosferico ( circa 2000 euro per una parete di quasi 5 metri e un’altezza di 260 cm) Zalf offre la possibilità di moduli molto flessibili, senza vincoli nella posizione dei ripiani, con un’ottima finitura bianca.

In questa foto 4 moduli da 60 cm occupano lo spazio tra due finestre. Quella nella foto costituisce la libreria secondaria, rispetto alla prima più grande che si estende per 5 metri.

Per bilioteche meno impegnative si posssino usare librerie e mensole a parete come queste:

Tutte e molte altre si possono trovare anche con offerte significative su

Per chi volesse sognare, consiglio la lettura di un articolo su 28 bellissime librerie pubblicato su www.houzz.it

 

Buona lettura. Io intanto mi ritiro nel mio angolino

 

La casa che è venuta: l’illuminazione

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Niente faretti! Ci siamo abituati da tempo a pensare all’illuminazione, soprattutto nelle case ristrutturate, con faretti e tagli di luce. Alcune volte suggestivi ed eleganti, molte volte abusati. E non facciamoci l’illusione che così risparmiamo sull’acquisto dei lamadari: l’impianto, soprattutto per i tagli di luci ha un costo non indifferente.

Nel caso di questa casetta la scelta di farne a meno è stata per l’80% di tipo estetico. In un piccolo spazio il gioco di luci diffuse e luci puntuali può avere un ruolo importante, e poi c’era il piacere di sceglierle come oggetti.

Per illuminare dall’alto sono state scelte tre tipologie di plafoniere e due sospensioni.

Due delle plafoniere, quadrate con gli angoli smussati, più grandi, a luce neutra, sono state montate per illuminare la zona dell’ingresso e la cucina.

Sono interamente bianche, molto luminose. da spente quasi non si vedono, da accese si vedono solo come origine della luce.

Bassissimo consumo perchè hanno un led integrato, di buona marca, Philips, costo contenuto, acquistate da Amazon

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Il piano della cucina è illuminato da striscie led touch e graduabili integrate nei mobili

Per il disimpegno, la lavanderia e lo sgabuzzino sono state scelte plafoniere tonde, sempre con led integrato, dallo spessore minimo, solo 13mm. e ad un costo davvero invitante. Penserete che con un costo così non possono essere buone. E invece no, lo usate diverse volte con un’ottima riuscita sia per la durata che per la quantità di luce prodotta.

Per il bagno una plafoniera centrale specifica per ambienti umidi ( perché con la sicurezza non si scherza) e applique per lo specchio Ikea

Le due sospensioni, quella sul tavolo da pranzo e l’altra per la camera da letto, sono state scelte tra i prodotti di due aziende design e acquistate ad un costo competitivo da Dalani Westing. La lampada della camera da letto è Mali-P della Faro lights, quella sul tavolo è Momo di Sottoluce.

Anche le lampade da tavolo rispondono ad esigenze specifiche e realizzano desideri.

Sulla scrivania la lampada di TaoTronics con braccio mobile e rotabile ha anche una presa usb per caricare comodamente il telefono e tre tipologie di flusso luminoso – intenso, rilassante a luce calda e minimo. Anch’essa acquistata da Amazon

Sul tavolino accanto al divano una piccola abatjour con la base color oro ispirata alla celebre FLos Lampadina, ma acquistata da Habitat Milano poco più di 30 euro. Invece sui comodini una coppia della celebre Dalù di Artemide

La casa è ormai animata giovane e vivace come chi la abita. E a me non resta che cercare una nuova avventura.

 

 

 

La casa che è venuta: l’arredamento

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Design, design, design.. Come si fa ad arredare una casa, per quanto piccola, con mobili di qualità e concedendosi anche qualche pezzo-icona senza spendere un patrimonio? Budget totale 13.000 euro e bisognava farci entrare anche gli elettrodomestici della cucina.

Le esigenze espresse erano precise. Angolo studio attrezzato, cucina chiara ed elegante, armadio all’ingresso come appenderia, tavolo da pranzo leggero, vista la vicinanza alla scrivania che non poteva essere di piccole dimensioni, divano letto comodo per i genitori che vanno spesso a trovare la giovane proprietaria, letto tessile, una zona dedicata al trucco in camera.

Lungo la parete più esterna del soggiorno si trovano la controporta d’ingresso e la finestra. La controporta si distanzia dalla parete perpendicolare circa 40 cm. Con  profondità 35 cm è stato montato lungo questa parete un armadio alto 2 m. e largo 1 m., attrezzato con appenderia e ripiano per le scarpe della serie Pax di Ikea. Addossato all’armadio un modulo da 63 cm. di larghezza della libreria Svalnas in bambù. Oltre alle mensole tradizionali, la libreria monta anche un modulo chiuso e una pratica mensola con scomparti svuotatasche che permette di riporre subito oltre alle chiavi, telefono e altri piccoli oggetti

Dal lato opposto sotto la finestra schermata da una tenda a rullo filtrante la scrivania-cult: Desk di Eames per Vitra, sulla quale è posta anche la toolbox giallo senape, sempre Vitra. La poltroncina regolabile è invece di Maison du Monde e la libreria sollevata oltre 90 cm dal pavimento per lasciare più spazio al passaggio è composta  altri due moduli della Svalnas Ikea, uno da 63 cm. e uno da 81. Il costo della importante scrivania è stato così bilanciato dalla convenienza degli altri pezzi senza impoverire l’insieme.

La cucina Composit con elettrodomestici Beko ( piano cottura a induzione, Frigorifero, congelatore a 3 cassetti, forno multifunzione e lavastoglie x 8 coperti), ha una finitura cemento color calce, i pensili alti, il piano e il frontale dello stesso materiale in grigio. La continuità tra piano e frontale amplifica l’effetto del colore chiaro e conferisce maggiore profondità al piccolo ambiente, oltre a sottolineare il rigore della linea. La cappa Falmec è integrata nel pensile, il lavello a una vasca di circa 60 cm, è comodo ed è dotato di un rubinetto alto con doccetta estraibile. Un tocco di colore è dato dagli accessori: il portasapone Joseph, la ciotola per le capsule Guzzini, la macchina per il caffè turchese, i contenitori per il sale e lo zucchero in coccio blu.

 

La colonna del frigorifero-congelatore è rivolta verso la cucina ed è rifinita lateralmente e sul lato posteriore con gli stessi pannelli della base e dei pensili, in questo modo fa anche da divisorio rispetto alla parete attrezzata con TV e modem (nascosto insieme alle prese e ai fili nel mobile a ribalta). A richiamare la fascia oro della parete e la toolbox, lo sgabello Bubu pouf di Starch per Kartell, che è anche un pratico contenitore.

Di fronte alla tv il divano letto carta da zucchero, rivestito in tessuto idrorepellente e lavabile in lavatrice. Sul divano un pannello bianco attende la collezione di cartoline della proprietaria. Un piccolo piano d’appoggio è garantito dal tavolinetto Temahome acquistato da Lovethesign.

Il tavolo Infinity in cristallo con il piede importante in acciaio cromato e le sedie sono Midj

In camera il letto tessile è Ikea e i comodimi di Maison du Monde

A tutta parete e altezza, con ante in finitura tessuto bianco calce, tranne una in tortora dello stesso solore del tessuto del letto, l’armadio è Nardi.

E nella nicchia, l’angolo per il trucco richiesto. Mensola con la stessa finitura interna dell’armadio, un altro bubu pouf stavolta grigio, specchio da tavolo e lampada Ikea.

Budget rispettato.

La prossima volta vi mostrerò l’illuminazione

 

 

 

La casa che è venuta: le scelte

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Gusti, esigenze, preferenze e soprattutto il budget. E’ pericoloso cominciare qualunque tipo di intervento, soprattutto se si tratta di una ristrutturazione integrale senza una previsione realistica dei costi e scelte consapevoli e prudenti.

Ci sono cose sulle quali non si può risparmiare. Si può scegliere di farle o non farle, non di farle male: strutture e impianti.

In questo caso il consolidamento delle pareti portanti e il rifacimento del massetto hanno avuto il loro peso, come gli impianti a norma. Una scelta fondamentale è stata quella di usare una sola fornitura energetica, cioè l’elettricità per tutti gli usi: cucina, acqua sanitaria, riscaldamento, raffrescamento.  Il costo, se si considera che parliamo di un bilocale non è stato modico (circa 6000 euro), ma se si conta che non è stato eseguito l’impianto per i termosifoni e non è stata acquistata la caldaia, che in ogni caso si sarebbero dovuti acquistare e installare anche i condizionatori, non è stato di molto superiore a quello degli impianti tradizionali ed è di gran lunga più sicuro. penderete che sia necessario un contratto oneroso per l’elettricità. E invece no: con un contratto da 5 KW il costo a kwh è uguale al un normale contratto da 3 KW  e il canone mensile solo 5 euro in più. Inoltre non pagate il canone del gas.

In sostanza si è installata una macchina con un motore esterno e uno interno che realizza il condizionamento di tutti gli ambienti e il ricircolo d’aria attraverso prese d’aria e bocchette. Il sistema è ad alto risparmio energetico, silenziosissimo e molto efficiente.

Poichè l’appartamentino si trova all’ultimo piano il controsoffitto è stato usato, oltre che per il passaggio dei tubi del condizionamento, anche per coibentare il solaio con pannelli di polistirene.

Gli infissi sono in pvc a 5 camere. La spesa iniziale sarà ripagata dai bassi consumi. Il parquet, del quale vi ho parlato in un articolo precedente è stato fornito dalla ditta che ha curato la ristrutturazione, mentre piastrelle e sanitari per il bagno sono stati scelti e acquistati dalla proprietaria.

E qui si può risparmiare senza nulla cedere alla qualità e al gusto.

Per esempio per la doccia spaziosa sono state acquistate le piastrelle colorate della serie <<I gattipardi>> di 14oraitaliana, che non sono propriamente a buon mercato ma neanche costosissime da togliere il respiro. Utilizzando piastrelle della stessa ditta in tinta unita per i laterali e di grandi dimensioni per le altre pareti si risparmia di circa il 50% rispetto ai disegni.

Se non si pretende di avere il piatto doccia in resina della stessa tonalità identica del bianco delle pareti e ci si accontenta di una somiglianza gradevole ( differenza impercettibile se si guarda nell’insieme) si passa da un costo di circa 1000 euro a 300 circa. La stessa cosa vale per il box e per i sanitari. Se si programma l’operazione per tempo e si sanno attendere le offerte si possono acquistare prodotti di qualità a metà prezzo. Così è stato anche per la rubinetteria Jacuzzi. Per le piastrelel sono stati spesi circa 700 euro, per i sanitari, il piatto doccia 70 x 140, il lavabo d’appoggio, il box e la rubinetteria inclusa la colonna circa 1000 euro.

Il mobile per il lavabo, lo specchio e la luce relativa sono stati acquistati da Ikea.

Le porte sono Eclisse serie Syntesi, scorrevoli filomuro dipinte dello stesso colore e finitura del muro, circa 700 euro l’una inclusi cassoni e maniglie. Per le ante a specchio che nascondono la lavanderia e il ripostiglio  si è fatto ricorso ai moduli degli armadi Pax Ikea, 200 euro in tutto.

Con un po’ di attenzione e di esperienza non è necessario rinunciare alla qualità o sacrificare l’aspetto estetico per risparmiare.

Nel prossimo articolo la scelta dei mobili. Intanto se avete altre curiosità scrivete pure nei commenti.

 

La casa che è venuta

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Una settimana intera, anche un po’ di più. Tutto un correre di fattorini, mobilieri, corrieri, montatori, imbianchini per gli ultimi ritocchi.

La finestrella assolata è fiorita, la giovane proprietaria si è rapidamente trasferita ed ecco che la casa che verrà ha preso vita.

Entriamo insieme dal portoncino grigio Milano che si affaccia sul ballatoio, apriamo la controporta bianca e la casa ci accoglie

La parete di fondo del soggiorno fa da quinta e definisce uno spazio delimitato da pareti totalmente bianche.

 

A fianco della porta di ingresso un comodo guardaroba a due ante ( serie Pax di Ikea con laccatura opaca e un modulo libreria in bambù ( sempre Ikea serie Svalnas) consentono subito di riporre borse, soprabiti e scarpe e cianfrusaglie nella mensola svuota tasche.

Dal lato opposto, nell’angolo creato tra la parete con la finestra e quella che divide dalla cucina un angolo studio

Il pezzo forte è la scrivania Desk disegnata da Eames per Vitra. La zona studio è attrezzata per rispondere alle esigenze della proprietaria

La piccola cucina si ritrae in una nicchia

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Il tavolo rotondo in cristallo ci auguriamo che accolga spesso amici

L’angolo relax si colora di azzurro carta da zucchero

Attraversando il disimpegno incontriamo il bagno tutto bianco con la parete i fondo coloratissima, la lavanderia attrezzata e un piccolo ripostiglio

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

E infine la camera esposta su un giardino interno e anch’essa luminosissima

Nel prossimo articolo vi scriverò delle scelte e descriverò i particolari.

Nel frattempo ditemi se vi piace e se avete domande scrivete pure

 

 

 

La casa che verrà: la scatola

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Le scatole non sono solo involucri per qualcos’altro. Posso essere belle o brutte, leziose o severe.  Si intonano a quello che contengono o sono belle o brutte in sé. Le case, piccole o grandi sono le scatole della nostra vita. In che scatola vorremmo stare?

Eccola la mia scatoletta, pensata e realizzata per una studentessa che vive a Milano da sola per frequentare l’Università.

Pareti candide come la neve in attesa di essere riempite, un parquet mielato di rovere naturale, assi lunghe resistenti all’acqua, vernice atossica ed ecologica. Hanno fatto un bel viaggio: vengono dalla Svezia.

Una sola parete, quella del soggiorno tagliata dal passaggio verso il disimpegno, si colora con un grande disegno di Inkiostro Bianco: volumi e forme geometriche, i colori della terra e del cielo che giocano insieme.

Da un lato del soggiorno, largo 3,5 metri e lungo 5,15 metri, si accedeva prima della ristrutturazione ad un bagno piccolissimo che è diventato una nicchia profonda 140 cm e lunga 187 cm.   In questo piccolo spazio mi era subito smembrato perfetto per la cucina.  Nessuno pensava che ci sarebbe entrata e tutti scommettevano che avrei dovuto restituire i mobili che avevo comprato. Quando sono arrivati i mobili imballati ho temuto anch’io.

E invece:

Un disimpegno lungo 2 metri porta alla camera.  In questo corto corridoio si aprono il bagno, una lavanderia e un piccolo ripostiglio. Le ante della lavanderia e del ripostiglio sono a specchio.

Questi spazi sono stati ricavati tagliandoli dalla seconda stanza che era larga 4 metri e lunga 5,10.

Anche il bagno bianco ad eccezione della parete di fondo della doccia di 140 cm, dove trionfa il colore

Anche nella camera di 12 mq, è stata ricavata una nicchia. Come aspetta di essere utilizzata?

Dai prossimi articoli vi racconterò il resto

 

La casa che verrà: entriamo in casa

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E’ vuota e silenziosa, odora di pittura fresca e nylon. I vetri ancora con gli adesivi, ritocchi da fare dopo il montaggio dei mobili, cartoni stesi a proteggere il parquet. Tra qualche ora si animerà con un andirivieni di trasportatori e montatori, ignara ancora della forma che prenderà.

La casetta si prepara a riempire gli spazi ( forse troppo?).

 

La casa che verrà

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L’ho vista alla fine dell’anno scorso. Due stanzette all’ultimo piano di un giallo palazzetto di ringhiera con un cortile piccolo e ordinato, balconiere alle balaustre dei ballatoi e i panni stesi nella migliore tradizione.

Il pavimento ballava, sottili linee disegnavano il controsoffitto, il bagno piccolissimo improponibile: l’ennesima scommessa.

Quasi quattro mesi di lavori: il massetto è stato rifatto, la pianta ridisegnata, il soffitto coibentato, le nuove pareti costruite, quelle vecchie rasate.

È pronta. Da lunedì completiamo e cominciamo a montare i mobili.

Da lunedì comincio a raccontarla

 

 

Carta da parati: che meraviglia!

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Le pareti della sala da pranzo di mia nonna e delle mie zie sbocciavano in ghirlande di fiorellini pastello. Mi incantavo a guardarle e aspettavo che da un piccolo ma possente albero centenario facesse capolino qualche vezzosa damina con i boccoli e il ventaglio.

Quale delusione quando quei paesaggi di ispirazione settecentesca cedettero il passo alle geometrie dei parati degli anni ’70, gradevoli, in alcuni casi d’effetto, ipnotici ma non <<meravigliosi>>. E’ la meraviglia, il sorprendesi nel trovare qualcosa che non ci si aspetta, che ci racconta una favola, una storia, con la quale giochiamo a far capolino, che è difficile ritrovare nei disegni rigorosamente geometrici.

Se abbiamo una luminosa e pura scatola bianca e su una delle pareti si delinea un mondo diverso, un disegno che sfonda la prospettiva e ci attrae, ci apriamo alla meraviglia.

Provate a immaginare una stanza della vostra casa, una parete verso la quale decidete di rivolgervi di preferenza,  che vi saluta quando entrate, che accoglie il vostro divano o la spalliera del vostro letto, chiudete gli occhi e prefigurate il mondo nel quale vorreste essere, chiudendo fuori il resto.

Magici poligoni irregolari che si intrecciano come canne di una palude

Carta da parati Harlequin

 

Un argenteo campo di mais illuminato dalla luna

Carta da parati in tnt Collezione Barbara Becket

Un soffione che esplode come i vostri desideri

Rivestimento vinilico e fibra di vetro Inkiostro Bianco

Un palazzo rinascimentale che svela i suoi segreti o un giardino segreto nel quale nascondersi

Rivestimento vinilico e fibra di vetro Inkiostro Bianco

Infinite possibilità, sogni segreti, meraviglia

 

Che ci faccio con i mobili Ikea?

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Trovare qualcuno che non abbia neppure uno scaffaletto Ikea a casa è come cercare un ago in un pagliaio. Bene o male, per necessità o per scelta, si finisce, almeno una volta nella vita, per andare all’Ikea. E se si va, se non altro per giustificare il viaggio, almeno una sciocchezza si compra. Salvo che poi, proprio per la loro grande diffusione, perché si ritrovano uguali in tutte le case, perché sono costati poco e ci vengono a noia, finiamo per considerarli un peso, mobili e oggetti ai quali ci rassegniamo e che tolleriamo di malgrado. Eppure, spesso, ci hanno risolto qualche problema.

Quello che ci infastidisce è il pensare di avere un soggiorno, una camera, un ambiente uguale a tanti altri nel mondo. Vorremmo che assumessero la nostra personalità, che ci rispecchiassero. In fondo è la nostra impronta che ci fa sentire a casa.

Ma anche ai mobili Ikea più in uso, come i moduli Besta, o la libreria Billy, si può dare un’impronta personale che va oltre la scelta di abbinamenti di colore e misure che il catalogo della famosa ditta svedese consente.

Nell’immagine una composizione base di Besta scelta con le ante in vetro, in questo caso usate come cornici per delle foto sviluppate nella stessa misura dell’interno delle ante.

Il semplice, eterno Expedit, che ora si chiama Kallax, può diventare giallo e avere box intessuti con le lettere

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Le ante della cucina possono essere rivestite con nastro adesivo colorato resistente all’umidità

Il tavolino Frosta si pavoneggia nei colori pastello

La cassettiera in metallo fa da base per un scrivania con piano in sughero

Infinite altre possibilità si aprono alla fantasia.

E se volete approfondire si suggerisco un articolo su <<Grazia>>

IKEA Hacking: 20 idee per personalizzare i tuoi mobili preferiti

 

Calamite che passione

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Coloratissime, rettangolari, quadrate o rotonde, in 3D, miniature, anche un po’ kitsch, lo confesso: le adoro.

Non riesco a tornare a casa da nessun luogo che mi capita di visitare senza portare a casa una calamita. Le posiziono ordinatamente sulla porta del congelatore, le organizzo per tema in un gioco di composizione che mette insieme ricordi, sensazioni, frammenti di vita.

Le compro alle mostre, nei negozi di souvenir, nei musei. Qualcuna è un regalo che porta i ricordi di qualcun altro o l’affetto di chi, in viaggio, ha pensato a me e alla mia collezione. E’ un piccolo mondo che si stratifica da anni, ma anche un sistema di decorazione da non sottovalutare per i colori, e il calore, che erompono con allegria .

Sono piccoli oggetti quasi magici, poco impegnativi, che possiamo comporre e ricomporre come vogliamo, senza alcun vincolo, se non quelli della superficie e della fantasia.

A volte sono luminosi come pietre traslucide

A volte teneroni e romantici

La porta del frigo è un classico supporto, ma si possono anche disporre lavagnette, d’appoggio o a parete, dove ci va. E quando non ci va più spostarle o ricomporle.

Ne esistono in commercio di misure e colori diversi

Hanno costi contenuti e si possono trovare anche su Amazon

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anche fogli magnetici da incollare a pareti o mobili come questi:

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Si possono trovare soluzioni più sofisticate e un po’ più impegnative: pannelli anche di dimensioni grandi che reggono mensole, oggetti, portavasi e piantine, come quelli di Kalamitica

 

E, allora, se vi va di provare a comiciare la vostra collezione o di raccogliere da qualche cassetto le vostre calamite abbandonate, buon divertimento!

 

 

 

37 mq tutti da vivere

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La seconda delle mie casette pubblicata da <<Cose di casa>> di settembre 2017, mi aveva colpito quando l’avevo vista per la prima volta per il bellissimo terrazzo  e la luce. Era solo un monolocale con una piccolissima cucina separata. Lo spazio, nonostante si trattasse di un monolocale era frammentato in nicchiette e sgabuzzini che ne falsavano le dimensioni reali. La scommessa era farlo diventare un bilocale a tutti gli effetti, sfruttando la possibilità offerta dalle porte finestre tutte sul terrazzo e utilizzando al massimo i mq. disponibili.

Come vedete l’appartamento aveva un ingresso con un ripostiglio, un unico ambiente con due uscite sul terrazzo, l’antibagno con un altro ripostigio e il bagno con finestra. In rosso sono segnate le pareti demolite.

In blu sono segnate le ricostruzioni: il ripostiglio dell’ingresso è diventato lo spazio per la doccia in nicchia nel bagno, spostato nell’ex cucinino, mentre il vecchio bagno e parte del soggiorno sono diventati la camera. A vedere la planimetria così sembrerebbe che si siano eliminate solo qialità politive: il bagno con la finestra e  lo spazio abbastanza ampio in soggiorno.

In realtà, invece, il risultato è stato che lo spazio è sembrato che raddoppiasse.

 

Le foto, e il servizio di <<Cose di casa>> lo mostrano bene

 

 

 

 

Ecco il soggiorno visto dal terrazzo.  Il disimpegno dell’ingresso è stato mantenuto e a destra è stato creato un armadio a muro a sinistra un piccolo sgabuzzino. L’angolo cottura è schermato da una spalletta ed è concepito come un monoblocco  in color tortora con tutte le funzionalità ( lavastoviglie inclusa) su una parete di 167 cm.

 

La parete più lunga è stata rivestita con un parato Inkiostro Bianco dimensionato a misura con il disegno d’impatto ma non invadente di un soffione che si apre dietro il tavolo di cristallo col piede e le sedie ( della serie Connubia di calligaris) in tinta.

Qui si vedono il disimpegno che porta al bagno da un lato e alla camera dall’altro. Dietro le ante a specchio si trova la lavanderia.

 

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La camera, anch’essa aperta sul terrazzo, ha conservato anche la finestra dell’ex bagno e, con un gioco di incastri si è riusciti anche ad inserirvi un guardaroba angolare

E per finire la terrazza con i vasconi in cemento per le piante che delimitano l’affaccio sulla strada e la pavimentazione autoportante in legno di acacia

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Scrivete pure se vi è piaciuta o no, i consigli sono bene accetti.

Piccolo è bello

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Sono cresciuta in una casa padronale di paese con tanto spazio <<sprecato>>: stanze di passaggio, sgabuzzini grandi come un salone, soffitti alti. Un grande parco giochi senza razionalità. Mi meravigliavo, restavo affascinata, come lo si può essere da una possibilità irrealizzabile, quando sulle riviste leggevo servizi su mini appartamenti nei quali trovava posto tutto con sapiente suddivisione dello spazio utile. C’è voluto tanto <<spreco>> di spazio per capire quanto ne basta per vivere abbastanza comodamente e, soprattutto, come si fa a farselo bastare.

E’ una questione di scelte. Soprattutto quando si hanno pochissimi metri quadri a disposizione. In 38 mq cosa ci va?

La domanda corretta è: cosa vogliamo che ci vada? Gli open space sono molto belli e ariosi, ma vorremmo il letto disfatto in bella vista? La biancheria sporca accatastata in bagno? L’aspirapolvere sempre tra i piedi? Se la risposta è no e le nostre finanze non ci permettono un appartamento più grande dobbiamo fare i conti con i metri quadri.

E a quanto pare ho imparato a fare discretamente bene questi conti. E’ stato per me assolutamente inaspettato che due delle mie <<casette>> abbiano trovato posto su una rivista della quale sono da anni lettrice: <<Cose di casa>>.

Gli articoli sono apparsi sui numeri di settembre, il primo 2016 e il secondo 2017.

Allora, vediamo che conti fare rispettando anche i regolamenti edilizi comunali: per una camera servono almeno 9mq, per il soggiorno con angolo cottura 14, per il bagno 3,5 e siamo a quasi 27 mq. Addirittura ce ne avanzano.

Scendiamo nel dettaglio. Cosa può entrare in un soggiorno di 14 mq?

 

Eccolo qui: un tavolo da pranzo quadrato con il lato da 95 cm, attorno al quale possono sedere 4 persone, che diventano 6 quando si allunga; un angolo per la cucina ritirata in una nicchia;

 

un divano letto con lunghezza 2 metri, che aperto diventa una piazza e mezza e permette di accogliere un ospite occasionale

 

un mobile per la tv, ma avrebbe anche potuto essere una libreria.

L’ingresso portava direttamente al soggiorno e dietro la porta era stato ricavato un piccolissimo vano per ospitare aspirapolvere e attrezzi per la pulizia.

Andiamo in camera: si sviluppava più in lunghezza che in larghezza, quindi letto matrimoniale e comodini e, sulla parete parallela alla finestra, una comoda cabina armadio.

 

 

E il bagno? Rivestimento in gres a listoni,  doccia 70 x 100, lavabo in marmo e uno specchio a tutta parete ad ampliare le dimensioni

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Non manca neanche la lavanderia, nascosta da due ante laccate

E per di più, da un bel balconcino si gode una vista panoramica della città

 

 

 

 

 

La casa che vorrei

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Ci sono luoghi nei quali ci si sente subito a casa e case che si abitano a lungo come ospiti a tempo indeterminato. Non dipende solo dalla loro bellezza, dal grado di confort, dalla posizione e da qualunque altro attributo possa avere una casa, ma da qualcos’altro di meno immediatamente percepibile. Ho impiegato molto tempo a diventarne consapevole. Si prova a tratti, sotterraneo, quasi impercepibile, un senso di disagio, un leggero fastidio, come quando sorseggiando un buon the si avvertono piccolissimi granelli di residuo in fondo alla tazza. Ho abitato felicemente case bellissime, fino a che non ho avvertito quel leggero fastidio che riuscivo ad esprimere solo come necessità  di un luogo più adatto ad esigenze che erano cambiate: i bambini hanno bisogno di più spazio, i ragazzi sono cresciuti e vanno via, meglio abitare più in centro…

Eppure le avevo scelte e arredate io, con entusiasmo e passione.

Colori solari, tanto verde, spazi accoglienti.

Solo che non vi avevo immaginato la mia vita dentro, non fino in fondo. Mi sentivo più a casa in alcune città che visitavo in vacanza, Stoccolma, Copenaghen, o, prima,  per molto tempo Firenze, che non a casa mia. Voglia di Nordic Style? anche, ma solo in apparenza. Casa nostra è il luogo, anche e soprattutto ideale, nel quale vogliamo vivere, lo specchio che mostra il lato migliore di noi e realizza la nostra idea di star bene,  non quello in cui abitiamo. L’ho imparato pensando a case per gli altri, immaginando una vita e costruendole la scena. Ho cominciato per caso e ho capito come si fa a sentirsi a casa.

Ma questo comicerò a raccontarlo nel prossimo articolo

Non c’è casa senza tradizione

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Pasqua è passata e si torna alle attività quotidiane. Ma colori e sapori della tradizione restano nell’anima della casa, probabilmente ci fanno ricordare ciò che vogliamo veramente, al di là delle tendenze, della moda, di ciò che fa trend. Naturalmente penso che le tendenze e le soluzioni stilistiche siano importanti per l’evoluzione, la bellezza e il confort delle case. Solo che casa è casa per quel che di noi lascia traccia.

 

Cominciare da zero: la ricerca della casa

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Cercare casa è un lavoro. Scorrere gli annunci sui siti immobiliari, salvare quelli che sembrano interessanti, telefonare, prendere appuntamento a orari per noi praticabili. Il tempo non basta mai e può essere anche molto stressante. Spesso si ha la sensazione di fare buchi nell’acqua, di non arrivare mai ad una soluzione accettabile e di non riuscire ad avere risorse di energia e di denaro sufficiente.

La prima volta che mi sono imbarcata in quest’esperienza ho impiegato ben due anni intensivi a cercare casa in una zona e ho finito per comprarla in un’altra, quando stavo per rinunciare. Conosco bene le difficoltà. Ma non bisogna scoraggiarsi. Ho imparato a seguire un percorso che negli anni si è dimostrato efficace..

Dimentichiamo l’illusione dell'<<affare>>, che nel 98% dei casi non lo è veramente, e cerchiamo di definire cosa vogliamo e cosa ci serve. Le due cose non sempre vanno d’accordo. Non credo ci sia qualcuno che non vorrebbe una casa bellissima, molto spaziosa, panoramica e in una zona elegante e prestigiosa.

Naturalmente, se possiamo permettercela non c’è analisi che tenga, ma se dobbiamo fare i conti con precise risorse e  cominciare da zero, avere chiare le esigenze e i costi reali che dovremo affrontare, anche dopo l’acquisto, diventa essenziale. Ragioniamo per metri quadri e non per vani e non fidiamoci del tutto dei metri quadri indicati negli annunci, meglio andare muniti di metro.

Quindi, definiti gli spazi che ci servono, decidiamo cosa escludere. A molte persone, per esempio non piace abitare al piano terra o al piano rialzato. Ma se si trovasse un piano terra con un piccolo giardino lo escluderemmo lo stesso? Bisogna visualizzare gli spazi necessari per le nostre abitudini e per le nostre esigenze. Per esempio, se non mi piace cucinare e preparo solo i piatti per sopravvivere non ho bisogno di uno spazio grande per la cucina. Se ho molti libri avrò bisogno di molte librerie e non necessariamente di una biblioteca. Se sono irresistibilmente attratta dallo shopping e ho molti abiti dovrò considerare  armadi capienti non necessariamente tutti in camera da letto. Le soluzioni oggi possibili sono molteplici e quasi tutte realizzabili senza enormi difficoltà.

Decidiamo in che zona cercare e aggiungiamone almeno una alternativa. Non è detto che le due zone debbano essere vicine. Nelle grandi città possono essere vicine anche aree molto diverse tra loro, sia per tipologia che per pregio e sicurezza. Piuttosto sarà importante la dotazione di collegamenti con i luoghi che frequentiamo quotidianamente: il  lavoro, la scuola dei figli… Ci sono zone che, anche se non centralissime e <<nobili>>, offrono servizi eccellenti e una qualità del quotidiano indiscutibile.

Ricordiamo quello che non possiamo cambiare, che non dipende dalla nostra volontà e che resterebbe immutato anche se rivestissimo d’oro il nostro appartamento: esposizione, piano, condizioni generali del palazzo, presenza nelle immediate vicinanze di esercizi commerciali che possono arrecare disturbo o nuocere alla sicurezza e alla tranquillità.

Cominciamo la ricerca.

Affidarsi esclusivamente ad un agente immobiliare non è certo né la soluzione più rapida, né la più conveniente. Non tanto perché sia facile comprare da un privato risparmiando tra il 3 e il 4% sul prezzo di acquisto (a me è capitato solo una volta), quanto perchè vengono proposti o gli immobili affidati a quell’agente (quindi una piccola fetta del mercato complessivo) o altri che i proprietari consentono alle agenzie di commercializzare ma senza affidarglieli, il che comporta spesso inesattezze incredibili, difficoltà a prendere visione dei documenti e, ahimé, aggravio di costo. Meglio cercare ad ampio raggio e senza accordi vincolanti.

Vi siete già scoraggiati? Niente paura: basta organizzarsi e avere un pizzico di fortuna.

Attiviamo le allerte dei grossi siti ( Immobiliare, Idealista..) definendo le zone e il budget. Arriveranno costantemente messaggi di allerta, ma è meglio che scorrere continuamente tutte le pagine. Decidiamo i giorni e le fasce orarie per le visite con un minimo di elasticità ( non vi preoccupate, quando si tratta di vendere gli agenti si adatteranno). Se qualcuno vi propone un appartamento e vi dice che deve concordare l’orario col proprietario,vuol dire che non ha l’esclusiva alla vendita, il che significa che non ce l’ha nessun altro. State molto attenti: la fregatura può essere in agguato.

Se un immobile vi piace, ed è per le vostre tasche, fate un’offerta subito ma non lasciate mai caparra senza aver visto i documenti della casa (rogito di provenienza, planimetria catastale e conformità edilizia che non è l’abitabilità). Se quello che vedete non corrisponde alla planimetria catastale fate molta attenzione: vi potreste trovare a sanare abusi degli altri nella migliore delle ipotesi.

Buona fortuna!

 

 

Non chiamatelo cucinino

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Le cucine come spazio aperto verso il soggiorno sono  ormai frequentemente una scelta che esula dalla necessità imposta dagli spazi contenuti ed esprime una forma nuova di convivialità. Per questa ragione quando negli appartamenti più piccoli non c’è lo spazio per una cucina separata la questione non è più sentita come un grosso sacrificio. Piuttosto si tende ad esaltare lo spazio dedicato alla cucina, ma non sempre questa scelta si rivela funzionale. Se non si ha l’abitudine ( e la passione) di preparare manicaretti è solo inutile, oltre che dispendioso, progettare cucine che rubano spazio utile ad altro. Ma non usiamo, perpiacere, il diminutivo cucinino. Suona riduttivo e mortificante mentre anche in spazi piccolissimi è possibile realizzare cucine aggraziate e funzionali, e parlo per esperienza. Basta fare delle scelte di fondo e non solo estetiche. Partiamo, allora,  dalle funzioni necessarie, da ciò che non può assolutamente mancare: piano cottura, forno, frigo, lavabo e io aggiungo sempre la lavastoviglie perché lavare i piatti non è piacevole per nessuno. Ci vuole un minimo di piano d’appoggio e di spazio per la conservazione di stoviglie, utensili, provviste. Come superficie lineare abbiamo un minimo di 2 metri e 40 cm, con una profondità minima di 62 cm, e non sempre, in case piccole, abbiamo a disposizione  2 metri e 40 su un’unica parete. Ma le soluzioni possibili sono diverse.

Partiamo dalla disposizione su un’unica parete.    L’ambiente della foto è una stanza di  m.4,70 x 3,90 che doveva contenere anche il tavolo da pranzo e un divano letto. Per la cucina avevamo a disposizione  270 cm.

  Qui in sequenza abbiamo il frigo, una cassettiera da 45 cm, il piano cottura a induzione sul forno, la lavastoviglie da 45 cm e una base lavello da 60 cm. Per conservare i pensili e un comodo spazio sopra il frigorifero nascosto dall’unica anta alta. La cucina è Metod di Ikea  con finitura lucido crema e con piano in rovere massello. Lo spazio tra piano di lavoro e pensili è rivestito con alluminio spazzolato, pratico, facile da pulire e di bell’effetto.

 

 

 

 

Il tavolo da pranzo in rovere e allungabile è posto di fronte insieme alle quattro sedie in rovere e pvc di Maison du monde.

L’aspetto complessivo dell’ambiente è risultato risultato questo:

Che effetto fa la stessa cucina in assetto angolare e con un po’ di spazio in più?

In questo caso avevamo un angolo di  180 x 240cm. Ci sono solo due pensili ma lo spazio è compensato dall’angolo basso con attrezzatura estraibile, mentre il frigo è stato scelto a libera istallazione e sta nella parete di fronte.

Sempre Metod ad angolo in finitura grigio lucido e bianco:

 

 

 

 

 

 

 

 

 

In quest’altra minicasa il soggiorno ha una pianta ad L. Si decise di utilizzare per la cucina un angolo 180 x 125 cm. Uno spazio veramente esiguo, quasi un’impresa impossibile. Ma, creando una piccola penisola e usando un microonde multifunzioni inserito in un pensile, si ottenne una cucina completa e abbastanza comoda.

Una nicchia con la fortuna di una finestra sul lato più corto (solo 110 cm) e il lato parallelo di 165 cm., comunicante con il soggiorno lungo e stretto; budget limitato e desiderio di tutti i confort. Irrealizzabile? No, lavorare di fantasia ed ecco il risultato:

La colonna frigo nasconde la vista del lavello dal soggiorno;

doppio pensile a ribalta su lavabo e lavastoviglie. porta bottiglie nei 10 cm residui tra pensile e parete di fianco (giocare solo con i multipli di 30 e 40 non è semplice); sotto la finestra area cottura e cassettiera.

Per finire una nicchia di 167 cm. con profondità 62 cm.

Stavolta la cucina è Composit in laminato effetto cemento color tortora. Anche l’alzata tra base e pensili è dello stesso materiale a creare l’effetto monoblocco. Cottura e lavaggio stanno nella nicchia.

 

 

Piano cottua electrolux, forno Beko, lavastoviglie da 45 cm, vasca da 50 cm.

Nella parete perpendicolare, di fronte ad divano, mensole con spazio per la tv, frigo e dispensa mimetizzati in due contenitori alti. Costi un po’ meno minimalisti ma finiture ed effetto più sofisticati.

Per piacere, non chiamatelo cucinino!

 

 

Sta arrivando la Pasqua

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Ci sono 2 costanti nella mia Pasqua: le lenticchie e i colori. Bastano un po’ di cotone idrofilo e un pizzico di fantasia. Comincio a pensarci a un mesetto del giorno di Pasqua e intanto spargo le lenticchie sul cotone inzuppato. Decido la forma che avrà il mio campo di erbette e attendo. A volte preparo un vassoietto rettangolare, a volte rotondo.

Spesso uso stoviglie usa e getta per godermi anch’io il dopo pranzo, ma le scelgo con cura e perfettamente in tono con il tovagliato che ho deciso di usare.

E, naturalmente, anche i piatti che preparo sono in tono

Casa è anche questo.

 

Attenti ai sogni!

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I sogni sono la parte più impegnativa della vita. Sono desideri cristallizzati. Allenti l’attenzione, senti una mancanza alla completezza di un momento felice e fai l’errore di cercare un nome a questa sensazione, esprimi un desiderio ed è fatta: hai formulato un sogno. Da quel momento ne sei prigioniera. E’ così anche con il desiderio di una casa. Ed è così che è avvenuto una mite mattina di settembre tanti anni fa, sorseggiando un succo di frutta al tavolino di un bar a Firenze: “Oh come sarebbe bello avere qui una finestrella!”

Anche adesso che sto imparando a tenere a bada i desideri (perché a volte sono pericolosamente dispendiosi e gli effetti finiscono per rivelarsi deludenti), guardo ancora  gli abbaini in tutte le città che hanno case con le soffitte. Le soffitte sono il mondo poetico della poesia, del sacrificio compensato dalla bellezza. In Sicilia non ci sono soffitte ci sono solo tetti morti. Il tetto morto non ha finestre, non è il rifugio dei bambini e dei sognatori: è solo il regno dei topi e degli oggetti dismessi che non si ha il coraggio di chiamare rifiuti.

 

Fatto sta che quel desiderio divenne, anni dopo, realtà e io ebbi la mia finestrella a Firenze: in una casa-torre (ovviamente senza ascensore) due stanzette fatiscenti e una latrina, uno scorcio d’Arno e tanto lavoro da fare. L’agente immobiliare che mi aveva condotto a vederla me la sconsigliò, ma io avevo un sogno da realizzare e non volli sentire ragioni: doveva essere quella.

Il tetto cascava a pezzi e dovemmo sostituire le travi. La cosa più comoda sarebbe stato farle salire in casa dall’esterno, ma la stradina sulla quale si affacciava la finestra era più stretta della lunghezza delle travi. Bisognò demolire un pezzo di parete della scala, con buona pace del condominio, e poi, ovviamente riparare. Tutto il palazzo era sottoposto a vincolo storico e quindi bisognò chiedere anche l’autorizzazione della Soprintendenza, poi del Genio Civile per i calcoli statici. Il budget iniziale saltava e noi la prendevamo allegramente. La situazione alla fine era tragicomica ma il sogno fu realizzato.

Utilizzammo una pavimentazione di rovere, lasciammo le travi a vista e dipingemmo le pareti di bianco. Per arredare quelle due stanzette ricorremmo all’Ikea che nel lontano 2002 aveva appena aperto a Firenze.

Alcuni dei mobili che vedete nelle foto sono ancora prodotti come il tavolo SALMI, e il letto MALM, altri non si trovano più da molto tempo, ed è un peccato perché il mobile in noce che vedete in questa foto e il divano letto rosso erano davvero di buona qualità e  di buon impatto estetico.

Il risultato alla fine fu più che gradevole e ci passammo periodi molto felici.

Parecchi anni dopo questa casa non mi rispecchiava più né rispondeva alle mie esigenze ed è stata venduta: anche i sogni non sono per sempre. La ricordo con affetto, anche con un po’ di nostalgia e da questa casa ho imparato tante cose: valutare bene le difficoltà, mettere sul piatto della bilancia pregi e difetti,  stare attenti alle spese.

Ma anche che a tutti i problemi c’è una soluzione e che si può arredare con buon gusto anche senza spendere una fortuna.

Vi assicuro che ne ho fatto tesoro.

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