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Ma a chi mai sarà venuta in mente? Quale sarebbe l’utilità e il fine? Dove è andato a scuola chi l’ha pensata? Ne uscirò vivo?  Queste  domande rimbalzano nella testa del malcapitato che dovrà chiedere le detrazioni fiscali per ristrutturazione edilizia e il bonus mobili nella dichiarazione dei redditi per il 2018.

Ma andiamo con ordine.

Fino all’anno scorso la dichiarazione Enea, che non è il nome del protagonista del poema di Virgilio, ma la sigla della Agenzia nazionale per le nuove tecnologie, l’energia e lo sviluppo economico sostenibile, andava presentata dai contribuenti che intendevano chiedere le detrazioni per avere apportato nei loro immobili miglioramenti dal punto di vista delle prestazioni energetiche. Per esempio, la performance energetica di una casa poteva essere migliorata con la sostituzione degli infissi o con impianto di climatizzazione ad alta efficienza energetica. 

Nel caso di ristrutturazione edilizia o manutenzione straordinaria, questi interventi potevano ( e tutt’ora possono) rientrare nei lavori edili per i quali sono previste detrazioni fiscali. Se si faceva questa scelta, cioè includere interventi che comportano miglioramento energetico nel complesso dei lavori edili, la dichiarazione ENEA non era obbligatoria.

Dalla dichiarazione 2018, con buona pace della semplificazione, l’Agenzia delle entrate richiede due diversi tipi di Dichiarazione ENEA: 

1- sostanzialmente uguale a quella già esistente per interventi che riguardano i miglioramenti dal punto di vista del fabbisogno energetico;

2- per tutte le apparecchiature che incidono sull’efficienza energetica e che si vogliono includere nelle spese per ristrutturazione edilizia ammesse alle detrazioni fiscali. Senza quest’altro tipo di dichiarazione le detrazioni non sono ammissibili: in poche parole si perdono.

In soldoni: tutti coloro che hanno presentato una CILA nel 2018 per manutenzione straordinaria della propria casa, hanno cambiato gli infissi esterni, comprato elettrodomestici, installato climatizzatori e caldaie, anche se chiedono le detrazioni relativamente a quei lavori e non per la riqualificazione energetica ( di cui al punto 1), sono tenuti a dichiarare tutti gli oggetti, con le loro caratteristiche.

Ora mi chiedo: se per avere le detrazioni bisogna necessariamente comprare elettrodomestici in classe A e A+ , allegare le fatture e tenerle 10 anni per i controlli, che necessità c’è di aggiungere una seconda dichiarazione da compilare on line e allegare alla dichiarazione dei redditi?

Non parliamo poi dei climatizzatori. La gente comune ( e mi consta neppure alcuni rivenditori qualificati)  cosa ne sa di compressione elettrica di vapore?  E di valori della trasmittanza termica?

Noi gente comune, secondo chi ha emanato questa norma, dovremmo saperlo o dovrebbe saperlo il nostro commercialista che si sa avrà una laurea in economia e non di certo in termodinamica.

A chi dovremo rivolgerci e, soprattutto, quanto ci costerà?

Forse è legittimo il dubbio che si vuole scoraggiare a chiedere le detrazioni o costringerci, come il povero Enea di Virgilio a una missione impossibile.

Ma non desistiamo! A tutto c’è una soluzione.