La casetta triste e la bimba dai capelli rossi

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Non riuscivo a trovare la strada, una viuzza, dalle parti di Porta Romana. Finalmente, apparve un palazzetto, i battenti d’ottone e la palladiana dell’ingresso lucida da sembrare bagnata. Uno scocciato agente immobiliare mi condusse al piano: nessuna notazione (gli euro della percentuale negli occhi) sulla grande magnolia del cortile, né sul delizioso ascensore decò odoroso di legno appena lucidato, ammiccante coi decori dorati. Rannicchiata dietro il portoncino segnato dal tempo, stava la casetta triste, vergognosa dei tramezzi ingombranti, orridi come una cicatrice sul volto, delle finestre sghimbesce e del parquet gonfio e traballante. L’inquilino l’aveva mollata di malavoglia, la proprietaria venditrice l’aveva ripudiata, e lei, poverina, quasi si nascondeva e mostrava ben visibile solo il grande terrazzo sul quale si puntavano, a turbare il suo pudore, gli occhi indiscreti dei condomini.

 

Contro ogni ragionevole calcolo mi intenerii. Piccola, troppo piccola, dicevano,

e malconcia, con quel terrazzo più grande di lei che la faceva apparire ancora più angusta.

 

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Quando fu abbattuto il primo tramezzo, sembrò respirare, al secondo prese vita e quel piccolo, ma non più angusto, spazio vuoto cominciò a diventare meno timido, più <<socievole>>, vezzoso. Una camera da letto piccolina, tutta crema e specchi, il soggiornino a L con la cucina in bella vista,  specchiante nella sua scatola bianca. Evocava un batuffolo di zucchero a velo e per questo per la parete d’invito scelsi dei pannelli fatti di fibre di canna da zucchero, per compensare l’amarezza della casetta vilipesa, perché fosse dolce la vita di chi l’avrebbe animata.Chi? Un solitario in carriera? Un uomo o una donna d’affari che l’avrebbe usata come pied a terre? Giovane? Maturo?

No, no niente di tutto ciò: la casetta si intristiva.

Quando fu pronta cominciò un viavai di agenti immobiliari e persone in cerca di casa. Piaceva a tutti, elogiavano il buon gusto, si stupivano della terrazza, ma neanche una coccola alla casetta, solo conti e contrattazioni. A ogni visita, nascosta dietro il sorriso d’occasione, scrutavo il visitatore del momento, cercavo di indovinare se era quel lui o quella lei che la casetta stava aspettando. Mi convinsi che sarebbe stata una lei, ma non era ancora arrivata. Finché una lattiginosa domenica mattina, dopo un sabato vertiginoso di visite, si presentò una ragazzetta coi capelli rossi, le cuffiette di peluche e lo skateboard. Una giovanissima stilista con gli occhi pieni di sogni. Ogni persona ragionevole avrebbe pensato che stavamo proprio scherzando, ma io, che si sa non sono ragionevole, sorrisi al gridolino di meraviglia per l’ascensore odoroso di legno appena lucidato, mi intenerii quando pronunciò le parole <<che carina!>>, appena varcato il portoncino col look appena rifatto, seppi che sarebbe stata sua a ogni costo, quando in terrazza cominciò a disegnare col pensiero le piante che sarebbero fiorite.