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Ci sono luoghi nei quali ci si sente subito a casa e case che si abitano a lungo come ospiti a tempo indeterminato. Non dipende solo dalla loro bellezza, dal grado di confort, dalla posizione e da qualunque altro attributo possa avere una casa, ma da qualcos’altro di meno immediatamente percepibile. Ho impiegato molto tempo a diventarne consapevole. Si prova a tratti, sotterraneo, quasi impercepibile, un senso di disagio, un leggero fastidio, come quando sorseggiando un buon the si avvertono piccolissimi granelli di residuo in fondo alla tazza. Ho abitato felicemente case bellissime, fino a che non ho avvertito quel leggero fastidio che riuscivo ad esprimere solo come necessità  di un luogo più adatto ad esigenze che erano cambiate: i bambini hanno bisogno di più spazio, i ragazzi sono cresciuti e vanno via, meglio abitare più in centro…

Eppure le avevo scelte e arredate io, con entusiasmo e passione.

Colori solari, tanto verde, spazi accoglienti.

Solo che non vi avevo immaginato la mia vita dentro, non fino in fondo. Mi sentivo più a casa in alcune città che visitavo in vacanza, Stoccolma, Copenaghen, o, prima,  per molto tempo Firenze, che non a casa mia. Voglia di Nordic Style? anche, ma solo in apparenza. Casa nostra è il luogo, anche e soprattutto ideale, nel quale vogliamo vivere, lo specchio che mostra il lato migliore di noi e realizza la nostra idea di star bene,  non quello in cui abitiamo. L’ho imparato pensando a case per gli altri, immaginando una vita e costruendole la scena. Ho cominciato per caso e ho capito come si fa a sentirsi a casa.

Ma questo comicerò a raccontarlo nel prossimo articolo