Archives Aprile 2018

La casa che è venuta: le scelte

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Gusti, esigenze, preferenze e soprattutto il budget. E’ pericoloso cominciare qualunque tipo di intervento, soprattutto se si tratta di una ristrutturazione integrale senza una previsione realistica dei costi e scelte consapevoli e prudenti.

Ci sono cose sulle quali non si può risparmiare. Si può scegliere di farle o non farle, non di farle male: strutture e impianti.

In questo caso il consolidamento delle pareti portanti e il rifacimento del massetto hanno avuto il loro peso, come gli impianti a norma. Una scelta fondamentale è stata quella di usare una sola fornitura energetica, cioè l’elettricità per tutti gli usi: cucina, acqua sanitaria, riscaldamento, raffrescamento.  Il costo, se si considera che parliamo di un bilocale non è stato modico (circa 6000 euro), ma se si conta che non è stato eseguito l’impianto per i termosifoni e non è stata acquistata la caldaia, che in ogni caso si sarebbero dovuti acquistare e installare anche i condizionatori, non è stato di molto superiore a quello degli impianti tradizionali ed è di gran lunga più sicuro. penderete che sia necessario un contratto oneroso per l’elettricità. E invece no: con un contratto da 5 KW il costo a kwh è uguale al un normale contratto da 3 KW  e il canone mensile solo 5 euro in più. Inoltre non pagate il canone del gas.

In sostanza si è installata una macchina con un motore esterno e uno interno che realizza il condizionamento di tutti gli ambienti e il ricircolo d’aria attraverso prese d’aria e bocchette. Il sistema è ad alto risparmio energetico, silenziosissimo e molto efficiente.

Poichè l’appartamentino si trova all’ultimo piano il controsoffitto è stato usato, oltre che per il passaggio dei tubi del condizionamento, anche per coibentare il solaio con pannelli di polistirene.

Gli infissi sono in pvc a 5 camere. La spesa iniziale sarà ripagata dai bassi consumi. Il parquet, del quale vi ho parlato in un articolo precedente è stato fornito dalla ditta che ha curato la ristrutturazione, mentre piastrelle e sanitari per il bagno sono stati scelti e acquistati dalla proprietaria.

E qui si può risparmiare senza nulla cedere alla qualità e al gusto.

Per esempio per la doccia spaziosa sono state acquistate le piastrelle colorate della serie <<I gattipardi>> di 14oraitaliana, che non sono propriamente a buon mercato ma neanche costosissime da togliere il respiro. Utilizzando piastrelle della stessa ditta in tinta unita per i laterali e di grandi dimensioni per le altre pareti si risparmia di circa il 50% rispetto ai disegni.

Se non si pretende di avere il piatto doccia in resina della stessa tonalità identica del bianco delle pareti e ci si accontenta di una somiglianza gradevole ( differenza impercettibile se si guarda nell’insieme) si passa da un costo di circa 1000 euro a 300 circa. La stessa cosa vale per il box e per i sanitari. Se si programma l’operazione per tempo e si sanno attendere le offerte si possono acquistare prodotti di qualità a metà prezzo. Così è stato anche per la rubinetteria Jacuzzi. Per le piastrelel sono stati spesi circa 700 euro, per i sanitari, il piatto doccia 70 x 140, il lavabo d’appoggio, il box e la rubinetteria inclusa la colonna circa 1000 euro.

Il mobile per il lavabo, lo specchio e la luce relativa sono stati acquistati da Ikea.

Le porte sono Eclisse serie Syntesi, scorrevoli filomuro dipinte dello stesso colore e finitura del muro, circa 700 euro l’una inclusi cassoni e maniglie. Per le ante a specchio che nascondono la lavanderia e il ripostiglio  si è fatto ricorso ai moduli degli armadi Pax Ikea, 200 euro in tutto.

Con un po’ di attenzione e di esperienza non è necessario rinunciare alla qualità o sacrificare l’aspetto estetico per risparmiare.

Nel prossimo articolo la scelta dei mobili. Intanto se avete altre curiosità scrivete pure nei commenti.

 


La casa che è venuta

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Una settimana intera, anche un po’ di più. Tutto un correre di fattorini, mobilieri, corrieri, montatori, imbianchini per gli ultimi ritocchi.

La finestrella assolata è fiorita, la giovane proprietaria si è rapidamente trasferita ed ecco che la casa che verrà ha preso vita.

Entriamo insieme dal portoncino grigio Milano che si affaccia sul ballatoio, apriamo la controporta bianca e la casa ci accoglie

La parete di fondo del soggiorno fa da quinta e definisce uno spazio delimitato da pareti totalmente bianche.

 

A fianco della porta di ingresso un comodo guardaroba a due ante ( serie Pax di Ikea con laccatura opaca e un modulo libreria in bambù ( sempre Ikea serie Svalnas) consentono subito di riporre borse, soprabiti e scarpe e cianfrusaglie nella mensola svuota tasche.

Dal lato opposto, nell’angolo creato tra la parete con la finestra e quella che divide dalla cucina un angolo studio

Il pezzo forte è la scrivania Desk disegnata da Eames per Vitra. La zona studio è attrezzata per rispondere alle esigenze della proprietaria

La piccola cucina si ritrae in una nicchia

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Il tavolo rotondo in cristallo ci auguriamo che accolga spesso amici

L’angolo relax si colora di azzurro carta da zucchero

Attraversando il disimpegno incontriamo il bagno tutto bianco con la parete i fondo coloratissima, la lavanderia attrezzata e un piccolo ripostiglio

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

E infine la camera esposta su un giardino interno e anch’essa luminosissima

Nel prossimo articolo vi scriverò delle scelte e descriverò i particolari.

Nel frattempo ditemi se vi piace e se avete domande scrivete pure

 

 

 


La casa che verrà: la scatola

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Le scatole non sono solo involucri per qualcos’altro. Posso essere belle o brutte, leziose o severe.  Si intonano a quello che contengono o sono belle o brutte in sé. Le case, piccole o grandi sono le scatole della nostra vita. In che scatola vorremmo stare?

Eccola la mia scatoletta, pensata e realizzata per una studentessa che vive a Milano da sola per frequentare l’Università.

Pareti candide come la neve in attesa di essere riempite, un parquet mielato di rovere naturale, assi lunghe resistenti all’acqua, vernice atossica ed ecologica. Hanno fatto un bel viaggio: vengono dalla Svezia.

Una sola parete, quella del soggiorno tagliata dal passaggio verso il disimpegno, si colora con un grande disegno di Inkiostro Bianco: volumi e forme geometriche, i colori della terra e del cielo che giocano insieme.

Da un lato del soggiorno, largo 3,5 metri e lungo 5,15 metri, si accedeva prima della ristrutturazione ad un bagno piccolissimo che è diventato una nicchia profonda 140 cm e lunga 187 cm.   In questo piccolo spazio mi era subito smembrato perfetto per la cucina.  Nessuno pensava che ci sarebbe entrata e tutti scommettevano che avrei dovuto restituire i mobili che avevo comprato. Quando sono arrivati i mobili imballati ho temuto anch’io.

E invece:

Un disimpegno lungo 2 metri porta alla camera.  In questo corto corridoio si aprono il bagno, una lavanderia e un piccolo ripostiglio. Le ante della lavanderia e del ripostiglio sono a specchio.

Questi spazi sono stati ricavati tagliandoli dalla seconda stanza che era larga 4 metri e lunga 5,10.

Anche il bagno bianco ad eccezione della parete di fondo della doccia di 140 cm, dove trionfa il colore

Anche nella camera di 12 mq, è stata ricavata una nicchia. Come aspetta di essere utilizzata?

Dai prossimi articoli vi racconterò il resto

 


La casa che verrà: entriamo in casa

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E’ vuota e silenziosa, odora di pittura fresca e nylon. I vetri ancora con gli adesivi, ritocchi da fare dopo il montaggio dei mobili, cartoni stesi a proteggere il parquet. Tra qualche ora si animerà con un andirivieni di trasportatori e montatori, ignara ancora della forma che prenderà.

La casetta si prepara a riempire gli spazi ( forse troppo?).

 


La casa che verrà

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L’ho vista alla fine dell’anno scorso. Due stanzette all’ultimo piano di un giallo palazzetto di ringhiera con un cortile piccolo e ordinato, balconiere alle balaustre dei ballatoi e i panni stesi nella migliore tradizione.

Il pavimento ballava, sottili linee disegnavano il controsoffitto, il bagno piccolissimo improponibile: l’ennesima scommessa.

Quasi quattro mesi di lavori: il massetto è stato rifatto, la pianta ridisegnata, il soffitto coibentato, le nuove pareti costruite, quelle vecchie rasate.

È pronta. Da lunedì completiamo e cominciamo a montare i mobili.

Da lunedì comincio a raccontarla

 

 


Carta da parati: che meraviglia!

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Le pareti della sala da pranzo di mia nonna e delle mie zie sbocciavano in ghirlande di fiorellini pastello. Mi incantavo a guardarle e aspettavo che da un piccolo ma possente albero centenario facesse capolino qualche vezzosa damina con i boccoli e il ventaglio.

Quale delusione quando quei paesaggi di ispirazione settecentesca cedettero il passo alle geometrie dei parati degli anni ’70, gradevoli, in alcuni casi d’effetto, ipnotici ma non <<meravigliosi>>. E’ la meraviglia, il sorprendesi nel trovare qualcosa che non ci si aspetta, che ci racconta una favola, una storia, con la quale giochiamo a far capolino, che è difficile ritrovare nei disegni rigorosamente geometrici.

Se abbiamo una luminosa e pura scatola bianca e su una delle pareti si delinea un mondo diverso, un disegno che sfonda la prospettiva e ci attrae, ci apriamo alla meraviglia.

Provate a immaginare una stanza della vostra casa, una parete verso la quale decidete di rivolgervi di preferenza,  che vi saluta quando entrate, che accoglie il vostro divano o la spalliera del vostro letto, chiudete gli occhi e prefigurate il mondo nel quale vorreste essere, chiudendo fuori il resto.

Magici poligoni irregolari che si intrecciano come canne di una palude

Carta da parati Harlequin

 

Un argenteo campo di mais illuminato dalla luna

Carta da parati in tnt Collezione Barbara Becket

Un soffione che esplode come i vostri desideri

Rivestimento vinilico e fibra di vetro Inkiostro Bianco

Un palazzo rinascimentale che svela i suoi segreti o un giardino segreto nel quale nascondersi

Rivestimento vinilico e fibra di vetro Inkiostro Bianco

Infinite possibilità, sogni segreti, meraviglia

 


Che ci faccio con i mobili Ikea?

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Trovare qualcuno che non abbia neppure uno scaffaletto Ikea a casa è come cercare un ago in un pagliaio. Bene o male, per necessità o per scelta, si finisce, almeno una volta nella vita, per andare all’Ikea. E se si va, se non altro per giustificare il viaggio, almeno una sciocchezza si compra. Salvo che poi, proprio per la loro grande diffusione, perché si ritrovano uguali in tutte le case, perché sono costati poco e ci vengono a noia, finiamo per considerarli un peso, mobili e oggetti ai quali ci rassegniamo e che tolleriamo di malgrado. Eppure, spesso, ci hanno risolto qualche problema.

Quello che ci infastidisce è il pensare di avere un soggiorno, una camera, un ambiente uguale a tanti altri nel mondo. Vorremmo che assumessero la nostra personalità, che ci rispecchiassero. In fondo è la nostra impronta che ci fa sentire a casa.

Ma anche ai mobili Ikea più in uso, come i moduli Besta, o la libreria Billy, si può dare un’impronta personale che va oltre la scelta di abbinamenti di colore e misure che il catalogo della famosa ditta svedese consente.

Nell’immagine una composizione base di Besta scelta con le ante in vetro, in questo caso usate come cornici per delle foto sviluppate nella stessa misura dell’interno delle ante.

Il semplice, eterno Expedit, che ora si chiama Kallax, può diventare giallo e avere box intessuti con le lettere

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Le ante della cucina possono essere rivestite con nastro adesivo colorato resistente all’umidità

Il tavolino Frosta si pavoneggia nei colori pastello

La cassettiera in metallo fa da base per un scrivania con piano in sughero

Infinite altre possibilità si aprono alla fantasia.

E se volete approfondire si suggerisco un articolo su <<Grazia>>

IKEA Hacking: 20 idee per personalizzare i tuoi mobili preferiti

 


Calamite che passione

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Coloratissime, rettangolari, quadrate o rotonde, in 3D, miniature, anche un po’ kitsch, lo confesso: le adoro.

Non riesco a tornare a casa da nessun luogo che mi capita di visitare senza portare a casa una calamita. Le posiziono ordinatamente sulla porta del congelatore, le organizzo per tema in un gioco di composizione che mette insieme ricordi, sensazioni, frammenti di vita.

Le compro alle mostre, nei negozi di souvenir, nei musei. Qualcuna è un regalo che porta i ricordi di qualcun altro o l’affetto di chi, in viaggio, ha pensato a me e alla mia collezione. E’ un piccolo mondo che si stratifica da anni, ma anche un sistema di decorazione da non sottovalutare per i colori, e il calore, che erompono con allegria .

Sono piccoli oggetti quasi magici, poco impegnativi, che possiamo comporre e ricomporre come vogliamo, senza alcun vincolo, se non quelli della superficie e della fantasia.

A volte sono luminosi come pietre traslucide

A volte teneroni e romantici

La porta del frigo è un classico supporto, ma si possono anche disporre lavagnette, d’appoggio o a parete, dove ci va. E quando non ci va più spostarle o ricomporle.

Ne esistono in commercio di misure e colori diversi

Hanno costi contenuti e si possono trovare anche su Amazon

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anche fogli magnetici da incollare a pareti o mobili come questi:

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Si possono trovare soluzioni più sofisticate e un po’ più impegnative: pannelli anche di dimensioni grandi che reggono mensole, oggetti, portavasi e piantine, come quelli di Kalamitica

 

E, allora, se vi va di provare a comiciare la vostra collezione o di raccogliere da qualche cassetto le vostre calamite abbandonate, buon divertimento!

 

 

 


37 mq tutti da vivere

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La seconda delle mie casette pubblicata da <<Cose di casa>> di settembre 2017, mi aveva colpito quando l’avevo vista per la prima volta per il bellissimo terrazzo  e la luce. Era solo un monolocale con una piccolissima cucina separata. Lo spazio, nonostante si trattasse di un monolocale era frammentato in nicchiette e sgabuzzini che ne falsavano le dimensioni reali. La scommessa era farlo diventare un bilocale a tutti gli effetti, sfruttando la possibilità offerta dalle porte finestre tutte sul terrazzo e utilizzando al massimo i mq. disponibili.

Come vedete l’appartamento aveva un ingresso con un ripostiglio, un unico ambiente con due uscite sul terrazzo, l’antibagno con un altro ripostigio e il bagno con finestra. In rosso sono segnate le pareti demolite.

In blu sono segnate le ricostruzioni: il ripostiglio dell’ingresso è diventato lo spazio per la doccia in nicchia nel bagno, spostato nell’ex cucinino, mentre il vecchio bagno e parte del soggiorno sono diventati la camera. A vedere la planimetria così sembrerebbe che si siano eliminate solo qialità politive: il bagno con la finestra e  lo spazio abbastanza ampio in soggiorno.

In realtà, invece, il risultato è stato che lo spazio è sembrato che raddoppiasse.

 

Le foto, e il servizio di <<Cose di casa>> lo mostrano bene

 

 

 

 

Ecco il soggiorno visto dal terrazzo.  Il disimpegno dell’ingresso è stato mantenuto e a destra è stato creato un armadio a muro a sinistra un piccolo sgabuzzino. L’angolo cottura è schermato da una spalletta ed è concepito come un monoblocco  in color tortora con tutte le funzionalità ( lavastoviglie inclusa) su una parete di 167 cm.

 

La parete più lunga è stata rivestita con un parato Inkiostro Bianco dimensionato a misura con il disegno d’impatto ma non invadente di un soffione che si apre dietro il tavolo di cristallo col piede e le sedie ( della serie Connubia di calligaris) in tinta.

Qui si vedono il disimpegno che porta al bagno da un lato e alla camera dall’altro. Dietro le ante a specchio si trova la lavanderia.

 

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La camera, anch’essa aperta sul terrazzo, ha conservato anche la finestra dell’ex bagno e, con un gioco di incastri si è riusciti anche ad inserirvi un guardaroba angolare

E per finire la terrazza con i vasconi in cemento per le piante che delimitano l’affaccio sulla strada e la pavimentazione autoportante in legno di acacia

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Scrivete pure se vi è piaciuta o no, i consigli sono bene accetti.


Piccolo è bello

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Sono cresciuta in una casa padronale di paese con tanto spazio <<sprecato>>: stanze di passaggio, sgabuzzini grandi come un salone, soffitti alti. Un grande parco giochi senza razionalità. Mi meravigliavo, restavo affascinata, come lo si può essere da una possibilità irrealizzabile, quando sulle riviste leggevo servizi su mini appartamenti nei quali trovava posto tutto con sapiente suddivisione dello spazio utile. C’è voluto tanto <<spreco>> di spazio per capire quanto ne basta per vivere abbastanza comodamente e, soprattutto, come si fa a farselo bastare.

E’ una questione di scelte. Soprattutto quando si hanno pochissimi metri quadri a disposizione. In 38 mq cosa ci va?

La domanda corretta è: cosa vogliamo che ci vada? Gli open space sono molto belli e ariosi, ma vorremmo il letto disfatto in bella vista? La biancheria sporca accatastata in bagno? L’aspirapolvere sempre tra i piedi? Se la risposta è no e le nostre finanze non ci permettono un appartamento più grande dobbiamo fare i conti con i metri quadri.

E a quanto pare ho imparato a fare discretamente bene questi conti. E’ stato per me assolutamente inaspettato che due delle mie <<casette>> abbiano trovato posto su una rivista della quale sono da anni lettrice: <<Cose di casa>>.

Gli articoli sono apparsi sui numeri di settembre, il primo 2016 e il secondo 2017.

Allora, vediamo che conti fare rispettando anche i regolamenti edilizi comunali: per una camera servono almeno 9mq, per il soggiorno con angolo cottura 14, per il bagno 3,5 e siamo a quasi 27 mq. Addirittura ce ne avanzano.

Scendiamo nel dettaglio. Cosa può entrare in un soggiorno di 14 mq?

 

Eccolo qui: un tavolo da pranzo quadrato con il lato da 95 cm, attorno al quale possono sedere 4 persone, che diventano 6 quando si allunga; un angolo per la cucina ritirata in una nicchia;

 

un divano letto con lunghezza 2 metri, che aperto diventa una piazza e mezza e permette di accogliere un ospite occasionale

 

un mobile per la tv, ma avrebbe anche potuto essere una libreria.

L’ingresso portava direttamente al soggiorno e dietro la porta era stato ricavato un piccolissimo vano per ospitare aspirapolvere e attrezzi per la pulizia.

Andiamo in camera: si sviluppava più in lunghezza che in larghezza, quindi letto matrimoniale e comodini e, sulla parete parallela alla finestra, una comoda cabina armadio.

 

 

E il bagno? Rivestimento in gres a listoni,  doccia 70 x 100, lavabo in marmo e uno specchio a tutta parete ad ampliare le dimensioni

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Non manca neanche la lavanderia, nascosta da due ante laccate

E per di più, da un bel balconcino si gode una vista panoramica della città

 

 

 

 

 


La casa che vorrei

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Ci sono luoghi nei quali ci si sente subito a casa e case che si abitano a lungo come ospiti a tempo indeterminato. Non dipende solo dalla loro bellezza, dal grado di confort, dalla posizione e da qualunque altro attributo possa avere una casa, ma da qualcos’altro di meno immediatamente percepibile. Ho impiegato molto tempo a diventarne consapevole. Si prova a tratti, sotterraneo, quasi impercepibile, un senso di disagio, un leggero fastidio, come quando sorseggiando un buon the si avvertono piccolissimi granelli di residuo in fondo alla tazza. Ho abitato felicemente case bellissime, fino a che non ho avvertito quel leggero fastidio che riuscivo ad esprimere solo come necessità  di un luogo più adatto ad esigenze che erano cambiate: i bambini hanno bisogno di più spazio, i ragazzi sono cresciuti e vanno via, meglio abitare più in centro…

Eppure le avevo scelte e arredate io, con entusiasmo e passione.

Colori solari, tanto verde, spazi accoglienti.

Solo che non vi avevo immaginato la mia vita dentro, non fino in fondo. Mi sentivo più a casa in alcune città che visitavo in vacanza, Stoccolma, Copenaghen, o, prima,  per molto tempo Firenze, che non a casa mia. Voglia di Nordic Style? anche, ma solo in apparenza. Casa nostra è il luogo, anche e soprattutto ideale, nel quale vogliamo vivere, lo specchio che mostra il lato migliore di noi e realizza la nostra idea di star bene,  non quello in cui abitiamo. L’ho imparato pensando a case per gli altri, immaginando una vita e costruendole la scena. Ho cominciato per caso e ho capito come si fa a sentirsi a casa.

Ma questo comicerò a raccontarlo nel prossimo articolo


Non c’è casa senza tradizione

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Pasqua è passata e si torna alle attività quotidiane. Ma colori e sapori della tradizione restano nell’anima della casa, probabilmente ci fanno ricordare ciò che vogliamo veramente, al di là delle tendenze, della moda, di ciò che fa trend. Naturalmente penso che le tendenze e le soluzioni stilistiche siano importanti per l’evoluzione, la bellezza e il confort delle case. Solo che casa è casa per quel che di noi lascia traccia.

 


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