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I sogni sono la parte più impegnativa della vita. Sono desideri cristallizzati. Allenti l’attenzione, senti una mancanza alla completezza di un momento felice e fai l’errore di cercare un nome a questa sensazione, esprimi un desiderio ed è fatta: hai formulato un sogno. Da quel momento ne sei prigioniera. E’ così anche con il desiderio di una casa. Ed è così che è avvenuto una mite mattina di settembre tanti anni fa, sorseggiando un succo di frutta al tavolino di un bar a Firenze: “Oh come sarebbe bello avere qui una finestrella!”

Anche adesso che sto imparando a tenere a bada i desideri (perché a volte sono pericolosamente dispendiosi e gli effetti finiscono per rivelarsi deludenti), guardo ancora  gli abbaini in tutte le città che hanno case con le soffitte. Le soffitte sono il mondo poetico della poesia, del sacrificio compensato dalla bellezza. In Sicilia non ci sono soffitte ci sono solo tetti morti. Il tetto morto non ha finestre, non è il rifugio dei bambini e dei sognatori: è solo il regno dei topi e degli oggetti dismessi che non si ha il coraggio di chiamare rifiuti.

 

Fatto sta che quel desiderio divenne, anni dopo, realtà e io ebbi la mia finestrella a Firenze: in una casa-torre (ovviamente senza ascensore) due stanzette fatiscenti e una latrina, uno scorcio d’Arno e tanto lavoro da fare. L’agente immobiliare che mi aveva condotto a vederla me la sconsigliò, ma io avevo un sogno da realizzare e non volli sentire ragioni: doveva essere quella.

Il tetto cascava a pezzi e dovemmo sostituire le travi. La cosa più comoda sarebbe stato farle salire in casa dall’esterno, ma la stradina sulla quale si affacciava la finestra era più stretta della lunghezza delle travi. Bisognò demolire un pezzo di parete della scala, con buona pace del condominio, e poi, ovviamente riparare. Tutto il palazzo era sottoposto a vincolo storico e quindi bisognò chiedere anche l’autorizzazione della Soprintendenza, poi del Genio Civile per i calcoli statici. Il budget iniziale saltava e noi la prendevamo allegramente. La situazione alla fine era tragicomica ma il sogno fu realizzato.

Utilizzammo una pavimentazione di rovere, lasciammo le travi a vista e dipingemmo le pareti di bianco. Per arredare quelle due stanzette ricorremmo all’Ikea che nel lontano 2002 aveva appena aperto a Firenze.

Alcuni dei mobili che vedete nelle foto sono ancora prodotti come il tavolo SALMI, e il letto MALM, altri non si trovano più da molto tempo, ed è un peccato perché il mobile in noce che vedete in questa foto e il divano letto rosso erano davvero di buona qualità e  di buon impatto estetico.

Il risultato alla fine fu più che gradevole e ci passammo periodi molto felici.

Parecchi anni dopo questa casa non mi rispecchiava più né rispondeva alle mie esigenze ed è stata venduta: anche i sogni non sono per sempre. La ricordo con affetto, anche con un po’ di nostalgia e da questa casa ho imparato tante cose: valutare bene le difficoltà, mettere sul piatto della bilancia pregi e difetti,  stare attenti alle spese.

Ma anche che a tutti i problemi c’è una soluzione e che si può arredare con buon gusto anche senza spendere una fortuna.

Vi assicuro che ne ho fatto tesoro.