Sette muri e un tetto

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Mia nonna usava l’espressione <<sette muri e un tetto>> per definire una riparazione più complicata, lunga e difficile dell’intera realizzazione dell’oggetto stesso che si doveva riparare. L’espressione era comune nella sua piccola comunità, un paesino della provincia di Catania. Ho provato a ritrovare quest’espressione nei modi di dire siciliani, a conoscerne l’origine, ma non ne ho trovato traccia.Non mi resta che  provare a spiegarne il significato.

Una casa, stilizzando al massimo l’idea, è tracciata da quattro muri e un tetto: la casa a capanna che nell’immaginario collettivo rappresenta l’abitazione dell’uomo. Per sostenere un tetto ci vogliono quattro muri. Con otto muri  si fanno due case. Se per reggere il tetto di una casa andata in malora bisogna costruire sette muri vuol dire che riparare, <<ristrutturare>>, equivale quasi a costruire due case anziché una. La domanda sorge spontanea: vale la pena allora impiegare nella ristrutturazione risorse ed energie?

Certo che no se si hanno a disposizione un terreno edificabile, le autorizzazioni necessarie, risorse e tempi adeguati. E suppongo che queste non siano condizioni molto frequenti.

La maggior parte delle persone che cerca casa da acquistare può orientarsi esclusivamente verso un appartamento, soprattutto se lo desidera in zone centrali della città o comunque comode per gli spostamenti necessari della vita quotidiana. Le soluzioni possibili, quindi, sono due: comprare un appartamento ristrutturato o ristrutturarne uno. La prima è la scelta forse più diffusa perché può evitare molte seccature e far risparmiare tempo, spesso non precisamente quantificabile, delle ristrutturazioni, ma non è esente da rischi; la seconda è l’inizio di un’avventura. Io ne ho iniziato diverse che racconterò nei prossimi articoli